Quello che non ho letto e non ho scritto
Come ho detto nel precedente post alla Maratona di lettura organizzata da Rosanna Santonocito e Paola Calvetti c’era talmente tanta gente che non ho osato leggere un altro passo che parla di amore e lavoro ma questa volta l’amore è finito.
Eccolo!
Il peggio di questa situazione è che tante non si difendono, non si rendono conto che con due moine il capo le porta a fare quelo che vuole, accettano posizioni pessime perché lui prospetta grandi sviluppi, le convince della sua stima e apprezzamento, che avrà modo di manifestarsi in futuro. Intanto le frega e loro sono convinte di una relazione speciale che gli altri non sanno e su cui fondano la loro fiducia. E’ la sindrome di Stoccolma, innamorarsi di chi esercita il potere su di te, aiutandolo a tenerti prigioniera. E’ successo anche a me quando ero più giovane, finché un giorno mi sono svegliata e gliel’ho detto: tra noi l’amore è finito.
Questa è una delle storie e riflessioni su lavoro e sentimenti riportate sul libro Abbracciare l’orso della collana Resistenza Umana.
L’amore di cui parla Elisabetta, la protagonista della storia, non è necessariamente quello che intendiamo solitamento. A volte è semplicemente metaforico. Tempo fa ho conosciuto un’assistant che diceva di essere stanca della propria capa, dei suoi sbalzi d’umore, delle sue angherie e alla domanda: “Perché non te ne vai?” Lei rispose: “Ma come faccio a lasciarla. Lei conta su di me.”
Ed ora quello che non ho scritto ma avrei tanto voluto farlo perché è proprio quello che ho visto e sentito: la cronaca dal loggione di Fabrizio Buratto.




Le corse di dicembre hanno fagocitato il mio tempo e, sebbene siano accadute tante cose degne di essere raccontate, sono rimaste lì confinate nei miei ricordi.