Quali supereroi salveranno le imprese famigliari?

 

La settimana scorsa sono capitata per caso sulla pagina facebook di Foto Marvellini, due giovani milanesi a cui è venuta la curiosa idea di trasformare le foto d’epoca in antenati dei supereroi.
Immediatamente ho pensato a tutti quei figli di imprenditori che stanno facendo il proprio ingresso nell’azienda di famiglia oppure sono al passaggio di consegne.
Chissà quale-i supereroe-i metterebbero nella proprio foto di famiglia?
In fondo ogni imprenditore è un eroe che affronta un’impresa superando ostacoli, crisi e combattendo con nemici (i concorrenti) ed è dotato di superpoteri come la visione a lungo termine, la determinazione, la capacità di attrarre le persone giuste… Ma c’è una bella differenza tra sentirsi discendenti di Batman, l’Uomo Ragno, Gundam … già, perché ciascuno di questi supereroi incarna valori diversi e spesso proprio a questo livello profondo si crea la frattura che mina la sopravvivenza delle aziende di famiglia.

Un’altra questione importante è: ma il giovane eroe come si sente nei panni del supereroe? Il mantello di Batman è troppo lungo e ha paura di inciampare oppure la maschera dell’uomo ragno è troppo stretta e rischia di farlo soffocare?
In entrambi i casi l’eccesso di amore dell’imprenditore nei confronti delle proprie “creature” può indurlo a non riconoscere i limiti del figlio o i suoi talenti che lo porterebbero ad essere felice in un’altra dimensione. È legittimo il desiderio di vedere le proprie creature unite (figlio e azienda) ma in alcuni casi è deleterio per entrambe.  

Ho incontrato figli a cui basta il ruolo comodo di comparsa nella storia dell’azienda famigliare. Sono quei rampolli viziati che vanno in azienda solo perché così il papi compra il porschettino. D’altro canto ci sono anche i vecchi supereroi che non mollano il mantello, vivono dei ricordi di antiche imprese, impediscono ai figli di compierne nuove perché si ostinano a sconfiggere i nemici con la vecchia ragnatela o la pistola laser. Ma intanto il mondo è cambiato, le sfide sono più impegnative i nemici si sono dotati di macchine e strumenti più potenti. 
E a proposito di potere non posso che chiudere con una citazione tratta dal film Uomo ragno: “da un grande potere deriva una grande responsabilità.”
Essere imprenditori richiede un forte senso di responsabilità nei confronti della propria famiglia, della propria azienda ma anche del proprio Paese.
Il 17 maggio farò un breve intervento nel seminario sulle imprese famigliari di Weissman presso il Kilometro Rosso, il parco tecnologico creato da un grande imprenditore bergamasco, Alberto Bombassei.
Chissà qual’è il suo supereroe preferito?

Pubblicato da admin il 7/05/2012

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Uno, nessuno, centomila Vodafone

Uno

A luglio 2011, quando acquistai una Vodafone Station pensavo di aver accordato la mia fiducia ad una sola azienda, ma in realtà di unico e puntuale finora c’è stato solo il prelievo bimestrale dalla mia carta di credito a favore di Vodafone.

Poi, dopo due giorni dall’acquisto, ebbi la malaugurata idea di chiedere se potevo cambiare l’indirizzo di installazione della Vodafone Station. “Non c’è nessun problema”: rispose la commessa del centro Vodafone. La sua sicurezza non faceva presagire quanto sarebbe accaduto in futuro.

Pur pagando regolarmente una Vodafone Station fino ad aprile 2012 sono riuscita solo ad usare la chiavetta perché la Station non ha mai funzionato proprio a causa della mia decisione di cambiare indirizzo.  Potevate dirmelo però!

Centomila

Nel frattempo ho ricevuto una serie di chiamate dal call center Vodafone a cui ogni volta ho raccontato la mia storia e comunicato il nuovo indirizzo.

Ogni volta ho avuto la sensazione di parlare con diverse aziende.

Ne ho avuto conferma quando mi sono avvalsa del servizio di assistenza via facebook. Ho compilato il form indicando il mio cellulare (per fortuna per il cellulare ho Wind) e sono stata prontamente richiamata da una gentile signorina che mi ha chiamato per nome. Forse così le hanno insegnato nei corsi per dare importanza all’utente facendolo sentire una persona e non un semplice utente.  ;)  Ed ammetto che ha funzionato tanto che ho compilato un questionario di soddisfazione facendo i complimenti per il servizio. La signorina Vodafone mi ha suggerito di disdire la mia Vodafone Station con raccomandata rispondendo alla mia preoccupazione (”Ma non resterò senza Internet? Sa, io ne ho bisogno per il mio lavoro”) con la promessa di inviarmi un’altra Station tempestivamente.

Nessuno

Purtroppo la promessa non è stata mantenuta. Così una sera, mentre stavo finendo un lavoro, PUFF la linea si è interrotta lasciandomi a metà del lavoro.    :(

Il giorno dopo ho contattato il servizio clienti Vodafone via twitter per segnalare la cosa e di nuovo ho ricevuto un’altra promessa.

La ormai mitica Vodafone Station è arrivata dopo una settimana (venerdì 20 aprile). Preallertata telefonicamente della consegna non mi sono mossa di casa.  Ho anche risposto all’sms di attivazione della sim, ho seguito passo passo la procedura consigliata, ho perfino chiesto supporto ad un vicino più esperto, dubitando delle mie capacità intellettive, ma niente! Anche questa volta niente internet.

Così sabato 21 aprile ho di nuovo segnalato la cosa al servizio Vodafone via Twitter. Per la verità, ho sempre trovato persone cortesi e dinamiche, peccato che con la loro simpatia io non sia riuscita a connettermi a internet. Ecco un esempio di distonia emotiva, la principale causa di perdita di un cliente.

Puoi anche chiamare per nome un cliente fingendo che hai a cuore il suo bisogno ma se poi non lo soddisfi non solo produci insoddisfazione ma anche la sensazione di esserti preso gioco di lui. Avrei usato un’espressione più colorita ma sono una signora.

Ecco l’epilogo della mia vicenda

Sabato ho trascorso tutto il giorno a casa in attesa della chiamata di un tecnico promessa dal servizio Vodafone via twitter ma ad oggi, giovedì 26 aprile, nessun tecnico si è fatto vivo da Vodafone. Forse si aspettano che io chiami il servizio a pagamento? Credo di aver già pagato abbastanza.

Ho già pagato tante bollette in cambio di mezzo servizio, ho pagato la raccomandata e se non mi affretto a restituire le due Vodafone station dovrò pagare più di 200 € per averle “sequestate”.

Ah già, quasi dimenticavo: e il tempo? Già il tempo perso a causa del disservizio Vodafone nessuno potrà restituirmelo.

Pubblicato da admin il 27/04/2012

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Il potere del racconto: III convegno di corporate storytelling

(Grazie a Francesca Casadei per questa foto-ricordo) 

Le storie sorprendono, incantano, svelano, attraggono, rapiscono, convincono, motivano … le storie interrompono la durata del tempo e proiettano in una dimensione densa di significato.
È ciò che abbiamo sperimentato durante il III convegno di corporate storytelling.
 
Venerdì 23 marzo, ore 9.30 nella sala conferenze della casa dell’energia presso la fondazione A2M  le luci si abbassano e viene proiettato lo spot americano di una catena di fast food. Niente marchi o slogan o gingle. Nello spot il fast food è “solo” il luogo in cui si incontrano o, meglio, “si sfiorano” le storie dei nuovi eroi che affrontano battaglie quotidiane: una malattia, la solitudine, il lavoro, la crescita, la sopravvivenza …
I brand non urlano più, ma ascoltano e sussurrano, non cercano di persuadere con immagini di celluloide ma entrano nella vita reale ed autentica delle persone.  Come spiega Joseph Sassoon è la rivoluzione attuata nell’era dei social media grazie ai quali abbiamo recuperato una modalità comunicativa che i mass media avevano reso marginali: quella dei racconti condivisi e costruiti insieme attorno ad un fuoco. La mia mente associa subito questa immagine al cambiamento di prospettiva che Facebook impone oggi ai Brand traformando la loro pagina in diario e quindi nel fuoco da alimentare continuamente per consentire ai clienti-utenti, prima fan ed oggi amici di raccontare le proprie storie non semplicemente di acquisto e consumo ma anche d’identità.
Dalla rivoluzione dei social media si passa a quella seriale descritta da Michele Abatantuono: “Le storie finiscono e danno risposte,  le serie non finiscono ma raccontano come cercare risposte.” Ecco perché ci appassioniamo tanto alle serie. Perché sono più vicine all’esperienza umana. Beh insomma non so quanti lascerebbero Hollywood per andare a lavorare in IKEA come Ileana Douglas, la protagonista di Easy to Assemble.   ;)
A parte gli scherzi, i Brand diventano produttori di serie per il web dove non ci sono semplici spettatori e dove ogni persona non conta come 1 ma ha potenzialità di condivisione e diffusione eccezionali.  Proprio alle web series si deve l’impennata dell’export culturale della Corea in Giappone ed altri paesi. (Su Next TV ho trovato un interessante approfondimento).

Grazie al web i brand hanno (ri) scoperto Potere del racconto!

Ma “da un grande potere deriva una grande responsabilità” (more…)

Pubblicato da admin il 30/03/2012

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Job no problem: il 21 marzo ci vediamo online

 Tempo fa organizzavo corsi di orientamento professionale per privati ma che faticaccia!   :(
Io creavo il corso, lo promuovevo, gestivo le iscrizioni, prenovavo l’aula…
Ora tutto questo mi sembra impensabile. 
Preferisco collaborare con organizzazioni che mi facilitano la vita e mi permettono di concentrarmi su ciò che mi piace fare: la formazione.
Anche il mio modo di fare formazione è cambiato nel tempo. Pur essendo un “animale d’aula”, ho anche sperimentato l’uso delle nuove tecnologie creando degli “spuntini formativi”, brevi sessioni con webinar o oggetti formativi (video, slide…) messi a disposizione online per chi desideri formarsi nei ritagli di tempo e a casa propria. Come si dice: Se Maometto non va alla montagna…   ;)    Ma ammetto che ogni volta mi mancava qualcosa.
Quando Luca Vanin mi ha parlato di Insegnalo.it ho pensato: ecco cosa cercavo!
Grazie a Insegnalo.it il 21 marzo terrò un webinar gratuito dal titolo Job no problem, cercare e tenersi il lavoro.
A partire dalle 20.45 sarò collegata in videoconferenza con altre persone. Risponderò alle loro domande e a quelle che mi mi vengono poste più frequentemente via mail dalle persone che leggono il mio blog. 
- Vorrei cambiare lavoro e orientarmi verso un settore più vicino ai miei interessi personali. Però non ho esperienze professionali in quel settore. Ho qualche speranza? 
- Ho più di 40 anni. Ma è proprio vero che sono vecchio per il mondo del lavoro? 
- Ho inviato un’infinità di cv ma non ho ricevuto nessuna risposta? Sono i che non vado bene o il mio cv? 
- Mi vergogno di dire che ho perso il lavoro. Meglio fingere di essere ancora occupato o dire la verità? 
- Come giudicano i selezionatori un cv con molte esperienze professionali diverse tra loro? 
- Sono stanco di sentirmi dire che sono troppo qualificato per quel lavoro. Forse dovrei tacere alcune esperienze e ridimensionare il mio cv? 
Qui è possibile trovare la prosentazione del webinar e le modalità di iscrizione.
Ma la cosa più bella è che lo scambio di domande e informazioni proseguirà sul forum di Insegnalo.it
W il social learning!

Pubblicato da admin il 15/03/2012

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Si assumono storie, non cv

Martedì 28 febbraio ero a Verona per Recruitment e inserimento del personale: nuove modalità e tecniche per scegliere e valorizzare le risorse umane, un evento organizzato da Knowita e sponsorizzato da Infojobs.it
Io ero il chairman della giornata, ovvero chi ha il compito di aprire i lavori, presentare i relatori, moderare gli interventi del pubblico. E’ stata un’eperienza davvero interessante e ne ho approfittato per prendere qualche appunto.
Ecco alcuni flash raccolti dagli interventi dei relatori che hanno trattato il tema della scelta e della valorizzazione delle persone in azienda da punti di vista diversi.

Vittorio Maffei, managing director di Infojobs.it, ci ha parlato del recruitment online, della rapida crescita che ha permesso ad Infojobs.it di diventare il primo tra siti specializzati in Italia per la ricerca di lavoro per traffico, numero di offerte e cv. Per le aziende Infojobs.it non è una mera bacheca dove pubblicare annunci e una repository di cv tra cui scegliere candidati ma  uno strumento per fare employer branding. 
D’altro canto alle persone offre non solo un elenco di offerte di lavoro e uno spazio per inserire il proprio cv ma anche la possibilità di creare un profilo pubblico simile a quello presente in business social network come linkedin con la possibilità di condividerlo anche su facebook e twitter ed arricchirlo con una biografia.
Infojobs diventa così uno strumento di personal storytelling perché le persone sono più dei loro cv e le aziende cercano persone.

Su Youtube c’è un video di presentazione di Berendsohn Italia, un altro testimonial dell’evento, dove il messaggio chiave è proprio questo: siamo un’azienda di persone.
A Giovanni Maistrello, responsabile sviluppo e formazione di Berendsohn Italia ho chiesto: “che tipo di persone cercate?
Così ho scoperto che metodo, passione e il piacere di comunicare sono tra le caratteristiche più richieste.
“La maggior parte dei nostri agenti è fatta di sportivi e musicisti”. Ha aggiunto Giovanni Maistrello.  
E pensare che c’è gente che nel proprio curriculum omette gli interessi perché li ritiene poco rilevanti.

Eleonora Casarotti ci ha parlato di indagini preassunzionali affidate dalle aziende a società di investigazione come Axerta per evitare spiacevoli sorprese. Pare che il 25% delle persone in cerca di lavoro menta quando scrive il proprio cv o in fase di colloquio.    
C’è chi racconta esperienze e competenze inesistenti ma anche chi nasconde esperienze negative (in Italia il fallimento non è ancora stato completamente sdoganato). Poi non sono infrequenti i casi anche di manager che, pur di rientrare nel mercato del lavoro aspirano a posizioni inferiori e per questo ridimensionano volontariamente il proprio cv.

L’incontro si è concluso con l’intervento  di Pietro Brunetti, Direttore Risorse Umane di ATM che ci ha parlato del piano di crescita e sviluppo delle persone in ATM, dell’importanza strategica della comunicazione nella gestione del personale e ci ha dimostrato che, come dice il titolo di un suo articolo apparso su l’Impresa di Gennaio,  a volte in azienda è “meglio un nafrago che un esperto“. Se si ha la pazienza e la capacità di ascoltare le storie delle persone si può scoprire il vero talento.

Forse è finita l’era del cv europero e sempre più aziende non scelgono cv ma le storie raccontate da persone che sono qualcosa di più di un ruolo ricoperto in un dato momento della carriera. 

Pubblicato da admin il 1/03/2012

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Una carriera freelance nell’IT. Perchè sceglierla e scommettere su di essa.

Caspiterina già alla fine di gennaio ed io non ho ancora postato nulla.  :( 
Sebbene ultimamente non aggiorni spesso questo blog per mancanza di tempo, continuo a ricevere messaggi da persone che lo leggono e ne apprezzano i contenuti. :)  Recentemente sono stata anche contattata da Lorenzo di twago,  la piattaforma europea online che mette in contatto freelance con potenziali clienti. Lorenzo mi ha proposto di scrivere un post per il loro blog e in cambio mi ha inviato un suo interessantissimo  post dove spiega l’origine del termine free lance (sinceramente non conoscevo l’etimologia di questo termine) e mostra come tale scelta venga operata spesso da chi opera nel settore IT. Ed ora lascio la parola a Lorenzo.

Quando Sir Walter Scott scrisse il suo Ivanhoe  e coniò per primo il termine di freelance non immaginava certo giovani lavoratori autonomi freelance che sanno creare siti web, scrivere testi e traduzioni, programmare o utilizzare CMS, Java o Html.

I freelance di Scott non erano seduti nei caffè di qualche metropoli a programmare iPhone App, erano semplicemente dei mercenari, dei soldati disposti a combattere  al servizio del signore che li avrebbe pagati meglio. Per questo erano free-lance, la loro lancia “lance” era “free” (ma non “for free”, visto che non combattevano certo gratis).
Dopo la creazione linguistica di Ivanhoe, per anni il termine freelance ha significato diverse cose. Nel la seconda metà del Novecento il freelance era vagamente un lavoratore indipendente, un consulente esterno  che, magari dopo tanti anni di lavoro dipendente, si era potuto permettere di mettersi in proprio.

Negli ultimi dieci anni il senso del termine freelance e il ruolo economico-sociale del freelance sono cambiati enormemente. Come mai? A causa di una rivoluzione, una rivoluzione in cui tutti, coscienti o meno, siamo coinvolti. Una rivoluzione di cui molti di noi sono anche  veri e propri protagonisti attivi. E’ la rivoluzione digitale: la svolta epocale che ha interconnesso il mondo intero in una rete di contatti, informazioni, conoscenze, attività, opinioni, emozioni.

L’IT sceglie freelance
Con l’emergere dell’ Information Technology e la relativa crescente importanza economica delle capacità informatiche e digitali il lavoro freelance ha conosciuto una veloce espansione. Se da un lato sono nate e si sono sviluppate Compagnie Web sempre più importanti, dall’altro la neonata web economy ha quasi subito iniziato ad affidarsi anche ad una moltitudine di esperti freelance di ciascun specifico settore. Il lavoro digitale richiede infatti per ogni attività una forte specializzazione, una continua formazione ed un costante aggiornamento frutto del confronto in rete con altri specialisti del settore. Si tratta di qualità che spesso si possono trovare presso un esperto freelance o presso un’agenzia specializzata che offre servizi in outsourcing. Il web è così sempre più pieno di web designer, copywriter, traduttori, grafici e programmatori freelance che offrono  le loro capacità e creatività per singoli progetti, di volta in volta. Così come i freelance di Walter Scott sceglievano di volta in volta il signore da servire, così i freelance digitali contemporanei lavorano per diverse aziende, facendo delle proprie migliori qualità il capitale fisso della loro impresa individuale.

Flessibilità e libertà nella web economy
La natura stessa dell’economia digitale richiede infatti una flessibilità ed una libertà di movimento che le classiche strutture aziendali talvolta rallentano. Sono sempre più spesso le stesse aziende, quindi, a contare sull’evidente vantaggio di esternalizzare progetti specifici presso esperti freelance. Attualmente in Europa il mercato del lavoro freelance non è ancora pari a quello degli USA, ma il trend è a dir poco in crescita. Questo significa che un grande numero di giovani laureati ed esperti europei possono avere l’occasione, in un’economia digitale florida, di valorizzare le proprie capacità svolgendo un’attività freelance (ovviamente a tempo pieno e raggiungendo una buona retribuzione). In futuro il lavoro freelance sarà una parte molto importante dell’economia globale, il freelance riuscirà forse a diventare il protagonista di un modo più libero di produrre e creare con successo. Chi saprà investire già da oggi su se stesso, chi saprà essere già da oggi un freelance contemporaneo, si candida ad essere un soggetto attivo della rivoluzione digitale in corso. 

Grazie Lorenzo e buon lavoro a tutto lo staff di twago!  
 

Pubblicato da admin il 30/01/2012

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Più spazio per i nostri sogni

Ho iniziato il 2011 creando una pagina fan su facebook dal titolo “il lavoro che sogno” che finora ha ottenuto più di 200 “mi piace” ed ora chiudo l’anno con un capitolo dell’ultimo libro di Mario Calabresi, Cosa tiene accese le stelle (bellissimo!).
Il capitolo è intitolato, guarda caso, Perché abbiamo bisogno di un sogno.

Si apre così:
Oggi, ciò che manca di più agli italiani è lo spazio, uno spazio fisico ma anche mentale, che significa possibilità, futuro e speranze. Per decenni questa sensazione di apertura è stata il motore dela nostra crescita e lo stimolo a pensare positivo…”
e si chiude con questa lucida quanto spietata analisi di Juan Carlos De Martin: “Se uno prova a compiere un’analisi minuta dei passaggi necessari per fare qualsiasi cosa si scoraggia, sia che si tratti di aprire un’attività, di condurre una ricerca o di organizzare un corso universitario. Ti rendi conto che spesso devi provare e riprovare, scontrarti con la mancanza di risposte, con muri di silenzio e, se insisti troppo, allora risulti offensivo per cui devi sempre perdere del tempo e spesso finisci per desistere, per chiederti chi te lo fa fare. In Italia non basta avere un’idea e la competenza tecnica per realizzarla: questo è il meno, è una cosa relativamente semplice; qui le energie non le spendi sul prodotto ma nella costruzione di reti di conoscenza, negli adempimenti burocratici, fiscali ed amministrativi, in decine di tavoli, trattative e riunioni. L’Italia non avrebbe bisogno di grandi riforme, ma di semplificazioni, di rendere i meccanismi più efficienti e rispettosi del lavoro e degli sforzi delle persone. Chi in Italia ce la fa, senza aiuti e senza raccomandazioni, ha dovuto fare uno sforzo dieci volte superiore che all’estero.”

Quest’anno ho avuto il piacere di colaborare con Bergamo Formazione, l’azienda speciale della Camera del Commercio di Bergamo e l’ Incubatore d’Impresa dove ho incontrato persone che  ogni giorno si impegnano per tenere accesa qualche stella e semplificano la vita di chi ha un sogno imprenditoriale, competenza e tanta volontà.
Il prossimo anno collaborerò di nuovo con loro al progetto Start, un’iniziativa rivolta a disoccupati, inoccupati, cassaintegrati e lavoratori in mobilità che intendono avviare un’attività in forma d’impresa.
Qui porterò le mie competenze di orientatrice ma anche l’esperienza sul campo della titolare di partita IVA: i miei errori e le mie scoperte.
Sono progetti come questo che danno senso al mio lavoro. Nel suo libro Mario Calabresi mi ha suggerito una risposta alla domanda: che lavoro fai? Io faccio un pò di spazio per i miei sogni e quelli altrui  ;) 

Pubblicato da admin il 30/12/2011

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Per fare carriera serve determinazione rilassata

 

Una delle lezioni più importanti apprese quest’anno è sintetizzata dalla frase di Josefa Idem: “L’atteggiamento vincente nasce da una determinazione rilassata”.

Durante l’Italian Leadership Event Josefa Idem ha raccontato di aver partecipato ad una olimpiade spinta dalla rabbia per il mancato successo di quella precendete e con tanta voglia di riscatto. Purtroppo, come lei stessa ha ammesso, proprio questo eccesso di determinazione non le ha permesso di raggiungere un risultato apprezzabile.
 
Eh già, l’eccesso di determinazione è anche quello che ti fa sparare la palla fuori dal campo. Questo me l’ha insegnato Luca, il mio istruttore di tennis che io definisco “olistico” perché nelle sue lezioni va sempre oltre l’esecuzione tecnica del colpo e parla di atteggimento mentale. Quando Luca mi ha parlato di arousal, o livello di attivazione ho rivisto nella mia mente una serie di insuccessi (non solo sul campo di tennis) e così ho voluto approfondire questo tema.

Un basso livello di attivazione è quello di chi non mette in campo tutte le proprie potenzialità, chi gioca con la paura di perdere, chi è perennemente focalizzato sui propri limiti, chi si arrende troppo facilmente e non lotta fino all’ultimo game.

Di contro quando il livello di attivazione è troppo alto l’unica spinta propulsiva diventa la rabbia che porta a sparare la palla oltre il campo e magari a spaccare la racchetta come faceva il collerico John McEnroe. Questo livello di attivazione non solo brucia le nostre energie ma toglie la lucidità per orientare bene il colpo e, fuor di metafora, la nostra stessa vita.
 
C’è una storiella di De Mello che descrive bene questo stato:
Un uomo si mise in viaggio con la propria moglie. Era un grande amante della velocità. Aveva quindi lanciato l’auto in una corsa sfrenata, quando, ad un certo punto, dopo aver percorso un tratto di autostrada, la moglie aprì la carta stradale e gli fece notare: “Caro, abbiamo sbagliato l’entrata!”. Ma lui replicò orgoglioso: “Non importa; stiamo battendo un record!”.

Come suggerisce questa storiella l’eccesso di determinazione è ciò che fa perdere di vista il paesaggio e non consente di goderci il viaggio.
Ma quando si raggiunge il giusto livello di attivazione?
Quando rabbia, frustrazione, desiderio di rivalsa non sono il principale elemento propulsore e lasciano spazio al piacere e al divertimento, ma soprattutto, come Josefa Idem, io raggiungo il mio livello di attivazione ideale quando nella mia vita c’è equilibrio, quando mi ricordo di essere non solo una professionista ma anche una donna.

Pubblicato da admin il 9/12/2011

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“Social media reporter” all’Italian Leadership Event

 Tutto ebbe inizio per caso. Dopo il mio corso sulla comunicazione ai tempi dei social media tenuto a luglio presso la camera del commercio di Bergamo ne parlai con il mio ex capo e lui mi disse: “Interessante! Ti va di amministrare la pagina fan su facebook di Italian Leadership Event?”
Era luglio e le uniche informazioni che possedevo di quell’evento provenivano dalla newsletter HRD Training Group. Sapevo che si sarebbe tenuto al teatro Arcimboldi il 14 e 15 ottobre e che per l’occasione Roberto Re aveva deciso di invitare personaggi del mondo dello sport, della cultura, del business, dello spettacolo come Pietro Mennea, Domenico De Masi, Francesco Alberoni, Marco Roveda di Lifegate e molti altri.
L’appuntamento si preannunciava molto stimolante. Mi stuzzicava l’idea di compiere un viaggio alla scoperta dell’Italian leadership factor. Fin dai tempi in cui scrivevo articoli per la newsletter HRD desideravo parlare dei leader di casa nostra. Peccato che le storie e le citazioni più affascinanti venissero sempre da oltreoceano. Forse cercavo male e dopo l’Italian leadership event ne ho avuto conferma.
La mia attività da amministratrice di pagina fan è iniziata a luglio ed è proseguita fino ad ottobre con la pubblicazione di citazioni di leader italiani come Enzo Ferrari, Rita Levi Montalcini, Giovanni Falcone e qualche notizia dell’ultima ora sugli ospiti speciali dell’evento. Durante il corso poi ho aggiornato in tempo reale la pagina fan con immagini e citazioni dei relatori. Con nostro grande piacere il numero dei fan si è quasi triplicato durante e immediatamente dopo l’evento ed oggi abbiamo superato quota 825 con molte condivisioni di post.
Cosa c’entra tutto questo con la mia attività? C’entra eccome! In questa esperienza c’è il mio passato, il mio presente e un pò del mio futuro.
C’è il mio passato di ghost writer, un’identità professionale che mi piace mantenere, un abito che di tanto in tanto mi piace ancora indossare.
C’è il mio presente, ovvero la mia attività di formatrice e consulente di carriera per la quale ho raccolto moltissimi spunti interessanti e lo storytelling che ci ha permesso di vedere l’evento nell’ottica del viaggio dell’eroe
E poi c’è il futuro perché da ciascuno dei relatori e personaggi intervenuti all’Italian Leadership Event ho tratto un piccolo insegnamento ed un tassello per costruire il mio futuro professionale.
Già, ma dove voglio andare? Me l’ha suggerito Pietro Mennea con questa immagine.
“La vita è come una pista ad 8 corsie, possiamo lasciarne 7 a tutti gli altri, ma dobbiamo lottare perché una corsia sia libera per noi.”  
Ebbene, in questo momento storico dove la maggior parte delle persone si lamenta del fatto che in Italia non ci sono prospettive per chi non ha un santo in paradiso (ovvero un parente o amico potente) e vede tutte le piste occupate io credo che il vero significato della mia attività stia nell’aiutare le persone a liberare una pista dove poter correre fino al traguardo al meglio delle proprie possibilità.
So che tutto questo può suonare un pò oscuro ma un pò di suspance non  guasta mai ;) Al prossimo post con altri indizi.      

Pubblicato da admin il 10/11/2011

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lamiacarriera.it torna online!

Non avrei mai pensato che un blog potesse mancarmi così. Ogni volta che entravo in internet e vedevo la pagina bianca mi sembrava di aver perso una parte di me. Mmmmm sarò un caso clinico? Lo chiederò alle mie clienti psicologhe. :D  
Per tre settimane, causa trasferimento di proprietà del dominio, il mio blog è stato offline, ma finalmente questa notte, grazie alla pazienza e competenza del mio amico  Gianluca Carrara , un fantastico software developer e  web enegineer, sono di nuovo online!
Dal mio ultimo post ho fatto, visto, scoperto tante cose e non vedo l’ora di pubblicare nuovi post, ma lo farò nei prossimi giorni.
Oggi finisco di scrivere l’ articolo promesso agli Alumni MIP e poi volo a Milano per trascorrere una giornata con mamma, sorella e la mia nipotina. Questo è uno dei privilegi di essere una “precaria di lusso”  ;)
Oltre a Gianluca ringrazio di cuore Jobrapido per avermi aiutato a creare questo blog nel 2008 .

Pubblicato da admin il 4/11/2011

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