Chi lo spiega a mia madre?

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“Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario, lei mi crede pianista in un bordello”
E’ il titolo del libro scritto negli anno 90 da uno dei miei miti, Jacques Séguéla.
Ora che anche la professione del pubblicitario è quasi finalmente sdoganata nella mente delle mamme è la volta di altre professioni.
Questa estate ne parlavo proprio con un’amica che organizza bellissime iniziative ludico-educative per bambini.  
Anche lei, come me, vive la frustrazione di dover spiegare e giustificare la passione per il proprio lavoro ad una mamma che invece vorrebbe per la figlia “UN LAVORO SERIO”.
Ma qual’è il lavoro serio?
Quello dello sportello di una banca?  Quello fisso? Quello che fai con l’unico pensiero del timbro del cartellino? Quello che fa guadagnare tanti soldi? Mah!

E’ evidente a tutti (forse tranne a mia madre) che non sono proprio fatta per lavorare in banca.
Quanto al lavoro “per sempre” sentite qui: “il dipartimento del lavoro americano ha recentemente stimato che i laureati dei prossimi anni cambieranno almeno 10 posti di lavoro prima di avere 45 anni e i 10 lavori più richiesti saranno posizioni che nel 2004 neppure esistevano“.
(Fonte: Personal Branding di L. Centenaro e T. Sorchiotti) 
Beh il club del “chi lo spiega a mia madre” ha buone prospettive di crescita! :D

A parte gli scherzi le mamme possono essere un “amorevole strumento di sabotaggio di sogni professionali“.
Talvolta proiettano i propri desideri o le proprie paure sui figli e così, senza saperlo, rendono più difficile il loro percorso di realizzazione.
Ma con il tempo si cresce e si accetta il fatto che nonostante i “brontolmamenti” contineranno ad amarci.
Questa consapevolezza ci rende liberi di cercare la nostra felicità professionale (e non solo) ;)

Prima di pubblicare questo post l’ho letto al mio amico Flavio che mi ha suggerito una conclusione più divertente e certo meno retorica della mia.
” Magari qualcuno prima o poi creerà del gruppi di mutuo aiuto per mamme che non capiscono-accettano il lavoro del proprio figlio”  Perché no? :)  La proporrò il 20 settembre al prossimo corso all’Ordine degli Psicologi.

Pubblicato da admin il 1/09/2010

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Non solo agenti immobiliari

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 Tra i progetti di cui mi sono occupata quest’anno c’è quello di formazione home stager.

Ciò mi ha spinto ad approfondire la conoscenza del mercato immobiliare e delle sue professioni.
Per fortuna ho avuto degli ottimi trainer: Alessandra Sirtori, resp. marketing di Valtorta Immobiliare, creatrice di Italianhomestaging, Roberto Faini e Marco Clerici di World Capital!
Grazie a loro ho potuto scrivere questo articolo per la newsletter di Jobrapido

Cerchi o vendi casa disperatamente? Oggi puoi chiedere aiuto non solo ad un agente immobiliare ma anche al flat hunter e all’home stager. Cosa si nasconde dietro questi inglesismi?
Mentre il flat hunter aiuta chi cerca casa, l’home stager si rivolge a chi la mette in vendita.
Il flat hunter e l’home stager sono in concorrenza con l’agente immobiliare? 
No, anzi…
prosegui la lettura

Oltre alle professioni citate nell’articolo, World Capital ha creato il Personal RE, ovvero il Personal Trainer del business immobiliare,  ”un professionista abituato a lavorare in team sia nella ricerca e selezione delle migliori opportunità di investimento, che nella gestione e valorizzazione dei patrimoni immobiliari.
Insomma, nel mercato immobiliare non operano solo agenti…

Pubblicato da admin il 22/07/2010

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Donne in blu: a proposito di valore

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Pensavamo di essere in 15 e invece eravamo più di 30 al I blue lounge, il business happy hour che si è tenuto il 9 giugno al Crowne Plaza di Milano. Potere delle relazioni e del passaparola! ;)
Ma forse anche potere del tema e della formula che hanno stuzzicato la curiosità di molti.
Così la nostra chiacchierata innescata dalla lettura di Strategia Oceano blu è proseguita ed ha coinvolto imprenditori, manager, rappresentanti di associazioni (AIDP, AISL, ALDAI…).
La serata è stata così piacevole, stimolante e soprattutto florida di occasioni professionali che abbiamo pensato di riproporre un Blue Lounge in versione femminile il 30 giugno.
A trovare il titolo della serata ci ha pensato Paola De Vecchi Galbiati che settimana scorsa ha partecipato ad un interessante incontro sulle differenze di genere.
“Women in Blue: L’Innovazione di Valore e il Valore delle Donne”
Di cosa parleremo?
Ora passo la parola a Paola:

“L’innovazione di valore si basa su un elemento semplice e dirompente allo stesso tempo: rendere la competizione irrilevante.
Le strategie a cui siamo abituati sono fondate su logiche e schemi di tipo militare, con strutture, ruoli e obiettivi ben precisi. C’è sempre un nemico da combattere, c’è sempre un campo di battaglia, c’è sempre chi vince e chi perde…. forse perchè gli uomini vengono da Marte? forse…
Partiremo dal presupposto che le differenze di genere che vogliamo analizzare alla ricerca di Innovazione di Valore riguardano un insieme di caratteristiche, di atteggiamenti e di approcci che al ruolo delle donne hanno di fatto  associato la creazione, la condivisione, il riuso, la multifunzionalità: tutti aspetti che consentono di “vincere senza competere” … forse perchè le donne vengono da Venere? forse…>

Come ne parleremo?
Non sarà un convegno, non sarà una lezione ma, come suggerisce il termine lounge, una serata fatta di racconti di donne a lavoro: donne alle prese con la gestione del tempo, delle relazioni (professionali e personali), dei problemi da risolvere… racconti di donne che non hanno bisogno della crema o del mascara di una determinata marca per dire: Perché io valgo!
Cosa si porteremo a casa? Il ricordo di una serata piacevole, qualche utile consiglio, un pò di energia e perché no, magari una nuova “amica”. Alla faccia di chi dice che le donne non sanno fare squadra!  ;)

I posti sono limitati quindi per dettagli e partecipare h.ogliari@my-job.it

Pubblicato da admin il 20/06/2010

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Capi promossi dalle segretarie

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E’ già trascorsa una settimana dal Secretary Day e io, come al solito, ne parlo in ritardo. Colpa di una settimana davvero intensa.

Tutto è iniziato qualche mese fa quando Jessica e Vania Alessi mi hanno proposto di aiutarle a trovare un tema interessante per la II edizione del Secretary Day.
Così, con l’aiuto di alcune maager assistant affezionate al portale Secretary.it , abbiamo creato un’indagine semiseria dal titolo “Il capo: questione di etichetta” (titolo in sintonia con lo sponsor Dymo).

Quale voto assegneresti al tuo capo?
Qual è il suo miglior pregio, quale il peggior difetto?
Come vorresti il tuo capo?  … sono alcune domande poste alle segretarie di direzione.
Al questionario “Il capo: questione di etichetta” hanno risposto ben 369 manager assistant. 
Ecco i risultati: 
Capi promossi dall’88% delle segretarie di direzione!
Il voto medio tra il 7 e l’ 8.
Ben 30 segretarie hanno assegnato un bel 10 al proprio capo. Solo 20 hanno assegnato un voto inferiore a 5.
Certo il risultato è parziale. Si tratta di un campione limitato. Ci si potrebbe chiedere cosa avrebbero risposto le altre assistant della community e soprattutto perché non hanno risposto? Forse perché troppo impegnate con il proprio lavoro o timorose che il risultato possa essere rivelato? ;)

Tempo fa ho letto il libro di una segretaria ricco di aneddoti e descrizioni grottesche di capi . Confesso di aver sorriso spesso leggendo il libro ma dopo un po’ mi sono chiesta: “Possibile che questa qui abbia incontrato solo capi imbecilli o maiali? E poi: possibile che abbia cambiato così tanti posti di lavoro in così poco tempo. Mah!  :o

Al secretary day ho intervistato alcune assistant e tutte mi hanno detto di aver conosciuto capi difficili ma la maggior parte ha cercato il capo giusto oppure il giusto rapporto. 
Insomma: puoi continuare a sbattere contro capi sbagliati come la segretaria acidella oppure puoi seguire il suggerimento di Gabriella Somigli che ora quando parla del proprio capo le brillano gli occhi. 
“Il nostro ruolo - dice Gabriella - richiede, senz’altro più che in altri, una buona dose di adattabilità, perché puoi essere efficiente quanto vuoi, carina quanto vuoi, ma se non c’è feeling sarebbe meglio togliere il disturbo…”

Pubblicato da admin il 24/05/2010

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Cambio lavoro! Ma perché?

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Ieri, al rientro da un pranzo in famiglia ho trovato le serrande del commercialista sotto casa mia ancora alzate.
Mi sono detta:  ”Un’altra domenica a lavoro? Che fissato!”  :O
Poi ci ho ripensato: “In fondo anche io sabato ero in aula e spesso mi accade di lavorare di domenica.”
Forse per questo il lunedì non faccio fatica ad alzarmi o forse il vero motivo è un altro.

Me l’ha suggerito Andrea Ciraolo che oggi sul suo blog ha postato le 10 motivazioni per cambiare lavoro.
Su Pillole di psicologia si trovano anche ben argomentate. Eccole in sintesi.

1. Insofferenza nell’andare al lavoro.
2. Desiderio di cambiare l’attività lavorativa.
3. Alto livello di pettegolezzo.
4. Covare risentimento verso l’organizzazione.
5. Disturbi psicosomatici.
6. Sentimento di irrilevanza.
7. Lentezza nella performance.
8. Confusione organizzativa.
9. Venire meno alla propositività.
10. Aderenza formale alle regole.

Ammetto che prima di lasciare il mio bel posto fisso le ho vissute tutte e recentemente mi è accaduto di riviverle in occasione di una partership non proprio felice.
Le motivazioni indicate da Andrea esercitano un tale dolore su di noi al punto che, raggiunta una certa soglia, ci spingono ad agire. Già ma quale azione? La fuga!
Peccato però che non funziona come in amore dove vince chi fugge. (beh forse neppure in amore è così ;) )
La soddisfazione a lavoro si vince solo se le motivazioni sono positive:
- voglio crescere,
- voglio lavorare per un’azienda di cui condivido i valori,
- voglio fare un’esperienza all’estero,
- voglio incontrare nuove persone,
- voglio esprimere al meglio le mie potenzialità
Su Diario di bordo ve ne sono altre.
E tu cosa vuoi?

Pubblicato da admin il 10/05/2010

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Grazie al casellante… a proposito di intelligenza emotiva in rosa

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Di nuovo un lungo silenzio.
Settimana scorsa una mail di Roberto mi ha risvegliato: “Vorrai mica far finire il mese senza uno straccio di articolo?”
Motivo del silenzio? Un periodo davvero difficile. Mi sono ritrovata nel bel mezzo di un conflitto che, nonostante tanti corsi e libri, è una delle cose che più mi privano di energie.
In realtà io non ero protagonista del conflitto ma solo quella che si ritrova nel bel mezzo della bufera.
Sebbene l’avessi avvertita da tempo nell’aria, scoppiò proprio nel giorno peggiore.
Era il 3 marzo, quando avrei dovuto tenere uno speech per 30 donne in un Hammam Cafè. Lo speech era offerto dall’azienda in occasione della festa della donna.
Tema del mio speech (neanche a farlo apposta): L’intelligenza emotiva al femminile. ;)
Il giorno prima scoppiò la bufera via mail e io in mezzo con un corso da organizzare (il corso era argomento della bufera) e il mio speech sull’intelligenza emotiva al femminile.
Odio risolvere i conflitti via mail, così chiamai una delle parti coinvolte e dapprima cercai di mostrare quanto il loro comportamento stesse complicando la mia attività ma alla fine, lo ammetto, “partì il pianto e la sclerata” che investì completamente l’uomo dall’altra parte del telefono.
 
Bene Helga, tra qualche ora dovrai tenere uno speech sull’intelligenza emotiva e tu sei in lacrime con la testa che scoppia.
E non dire cavolate da formatore del tipo: “dalla crisi può nascere un’opportunità” che tanto in questo momento non ci credi neppure tu!”  
Respira, pensa ad altro, concentrati sul tema… Seee come se fosse facile!  :(
Nella mia mente frullavano quesi pensieri.

E se la giornata finisse in modo diverso da come è iniziata?
Con questo dubbio mi preparai per uscire e mi misi in auto cercando di pensare a cosa avrei detto a quelle 30 donne che probabilmente si aspettavano una trainer perfetta e imperturbabile e non un’imbecille emozionale.  
Ma giunta al casello di Milano la mia giornata cambiò inaspettatamente, un pò come succede nelle favole.
Un anziano signore mi guardò, sorrise, io pagai e lui, porgendomi il resto mi disse: “Ma signora, lei è meraviglioooosa!” :)
Ringraziai, e sorrisi con un pò di imbarazzo, ma poi quando mi rimisi in moto il sorriso si trasformò in una risata.

Avevo deciso che non avrei illustrato la teoria di Goleman, ma l’avrei raccontata. Così in corrispondenza di ogni aspetto dell’intelligenza emotiva avevo scelto un racconto diverso tratto da “Abbracciare l’orso” e “Alice in Business land”.

Eppure il racconto che ha riscosso maggior successo quella sera fu proprio quello del mio amico casellante. ;)
 
(Naturalmente la vignetta è di Dilbert)

Pubblicato da admin il 22/03/2010

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Stop and go

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Lunga vacanza per il mio blog. Non certo per me che ho continuato a lavorare anche durante le vacanze natalizie, ma proprio non mi andava di scrivere post. 
Ammetto di essere giunta a fine anno molto stanca, senza energie ed entusiasmo. Non è da me, eppure è successo.

Se srotolo la pellicola del film di quest’anno vedo tante belle cose, tanti eventi, tanti incontri, ma anche tanta energia dispersa in mille rivoli, molti progetti lasciati a metà e anche molte delusioni. Ho perfino detto: “Ora lascio tutto e mi trasferisco a Londra!”
Ma come una consulente di carriera disorientata??? Il calzolaio con le scarpe rotte? Qualcuno riderà. :D

In questo periodo ho letto La lunga notte del dott. Galvan di Pennac consigliato da mia zia (lei ha lo strano potere di consigliarmi sempre il libro giusto per me).  
Il libro narra la vicenda di un giovane medico che lavora con entusiasmo e dedizione al pronto soccorso e intanto sogna il suo biglietto da visita.
C’è stato un momento in cui forse la mia attenzione era rivolta sulla scelta della definizione migliore da mettere sul biglietto da visita. Meglio formatrice, coach, consulente di orientamento o di carriera? Boh!  :o
Il destino di Galvan cambia in una sola notte. A me non è bastata una sola notte, ci sono volute tante notti sveglia alla rincorsa di risultati che non sono arrivati.
Ma improvvisamente, quando ho iniziato a dimenticare il biglietto da visita a casa e ho distolto un pò lo sguardo, tutto si è rimesso in moto quasi magicamente ed io sono risalita sul treno con una luce diversa negli occhi ed un sorrisino smaliziato.
Buon anno!

Pubblicato da admin il 14/01/2010

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Per Natale…

orsetto1.jpgLe corse di dicembre hanno fagocitato il mio tempo e, sebbene siano accadute tante cose degne di essere raccontate, sono rimaste lì confinate nei miei ricordi.
Questo per me è un periodo di silenzio, riflessione e semplicità.

E con semplicità auguro a chi legge il mio blog Buon Natale.

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(La foto trovata su Flickr è di Valentina

Pubblicato da admin il 20/12/2009

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Quando un’e-mail fa bene alla carriera

Quanto conta saper scrivere un’e-mail? Molto più di quanto siamo disposti ad ammettere.
Sembra un’operazione così banale e invece, se ci pensiamo bene, la maggior parte delle interazioni a lavoro si svolgono via mail, le caselle di posta vengono saturate da messaggi d’ogni genere al punto che spesso impieghiamo molto tempo a scegliere un oggetto capace di attrarre l’attenzione del destinatario.
Ho assistito alla nascita di conflitti suscitati da email scritte troppo frettolosamente.
Ho anche riscontrato che da un’e-mail dipende spesso la decisione dei selezionatori di cestinare un cv o convocare una persona per il colloquio.

In e out - Come scrivere una e-mail di lavoro e non essere cestinati è il titolo di una bella intervista di Luisa Carrada realizzata da Fabrizio Buratto per Job24
Ecco qui la  I parte e la II parte. Buona lettura e buona scrittura!

Pubblicato da admin il 4/12/2009

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Riccardo Ruggeri: Una storia operaia

storiaoperaia.jpgIeri sera sono stata al Caffè letterario di Bergamo dove hanno presentato il libro di Riccardo Ruggeri, Una storia operaia.

 Non ho ancora letto il libro ma lo farò sicuramente questo week end. Per ora mi sono limitata solo a sbirciare qua e là. E’ ricco di aneddoti e tratteggia alcuni profili di personaggi che hanno fatto storia: Agnelli, Romiti Valletta.
Ora qui trascrivo in forma sparsa solo alcuni appunti, parole, frasi, spunti offerti da quest’uomo che sa veramente di lavoro, di azienda, non come certi manager “maglioncino” che ormai sempre più spesso incontro nelle aziende.
Ed ammetto  che ieri ho avvertito anche l’inconsistenza del mio lavoro… ma di questo parlerò un’altra volta.

 Ecco la prima citazione:
“Le grandi organizzazioni non si gestiscono con la scienza delle organizzazioni.” Di qui anche una nota polemca contro i manager “masterizzati” (quelli che entrano in Università dopo la laurea e il Master). Sono i segnali deboli quelli che contano, i segnali che si colgono in portineria.
Proprio qui ha inizio la storia di Ruggeri, la portineria è il cuore del libro, il luogo di maturazione dei valori che l’hanno accompagnato lungo una carriera che dalla catena di montaggio della Fiat l’ha condotto fino ai vertici del Gruppo dove ha ricoperto la carica di Amministratore Delegato di New Holland.
“40 anni in Fiat, di cui 20 nel sottoscala”.
Oggi Ruggeri è imprenditore.
Dei tempi della portineria ricorda persone, parole, odori ma soprattutto il suo stato.
“Ero timido, balbuziente e povero, così non mi era concesso altro che osservare e da questo ha sviluppato anche la capacità di valutare, la capacità di mettere le persone giuste al posto giusto. 

Non fatico a credere quando dice di sentirsi a suo agio nella crisi.
E poi aggiunge “io nella mia vita non ho fatto altro che leggere tanto, scrivere tanto, lavorare tanto.

Come dicevo, solo pochi appunti sparsi ma tanta emozione!

Pubblicato da admin il 25/11/2009

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