
Alessandro Meravigli ha realizzato forse il sogno di molti studenti di giurisprudenza, lavora in uno studio prestigioso, guadagna molto più della media dei suoi coetanei, abiti firmati, black-berry, appartamento mansardato in centro a Milano, SUV di ultima generazione.
Cosa può spingere una persona simile a rivolgersi ad un consulente di carriera?
Forse l’ambizione di bruciare ulteriormente le tappe? Sorprendentemente, è invece l’insoddisfazione.
Ma come – verrebbe da pensare - “Anche lui? Ma allora non si salva proprio nessuno!!!”
In realtà alla base della decisione di Alessandro vi è la sensazione di non essere allineato con il contesto in cui opera, la sensazione che quel lavoro non corrisponda alle sue motivazioni più profonde e non gli consenta di esprimere i suoi veri talenti.
Due diligence, conference call, time table, wording, asap, data-room, la giornata di Alessandro è scandita da una lista interminabile di inglesismi e neologismi che ormai sono entrati a far parte del suo vocabolario e che gli fanno rimpiangere la lingua italiana.
E poi c’è il black-berry, che a volte sembra più un guinzaglio che un comodo strumento di lavoro.
Come la maggior parte delle persone, anche Alessandro di tanto in tanto sogna di cambiare lavoro, sogna di fuggire dalla sua “gabbia dorata”.
“In fuga dalla data-room” è proprio il titolo di questo bellissimo libro che ho letto tutto d’un fiato lunedì sera.
E’ il primo romanzo di Lazare Vittone, un giovane avvocato, già autore di numerose pubblicazioni su riviste giuridiche, che opera in un importante studio legale di Milano.
Milano non è solo lo sfondo in cui si svolge la vicenda, ma talora appare in primo piano riprodotta in una serie di scatti da angolature diverse, quelli dei diversi stati d’animo del protagonista.
Ciò che rende particolarmente piacevole questo romanzo è il continuo intrecciarsi della vicenda professionale di Alessandro con quella sentimentale, in un’altalena continua tra riunioni superserie, incontri amorosi, lampeggiamenti del black-berry e messaggi in chat.
Ad essere sincera, non ho mai creduto che la sfera personale e quella professionale siano nettamente distinte e soprattutto credo, come dice Lazare, che “la vita, al pari di una partita a scacchi, possa cambiare in poche mosse. Sposti un pezzo, liberi un corridoio per un altro e ti togli da un pasticcio che sembrava inestricabile.”
In fuga dalla data-room è dedicato “a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, hanno sbagliato strada”.
Io lo consiglio a chi ha la sensazione di aver sbagliato strada e non si rassegna all’idea che non vi sia via di scampo.