Uno, nessuno, centomila Vodafone

Uno

A luglio 2011, quando acquistai una Vodafone Station pensavo di aver accordato la mia fiducia ad una sola azienda, ma in realtà di unico e puntuale finora c’è stato solo il prelievo bimestrale dalla mia carta di credito a favore di Vodafone.

Poi, dopo due giorni dall’acquisto, ebbi la malaugurata idea di chiedere se potevo cambiare l’indirizzo di installazione della Vodafone Station. “Non c’è nessun problema”: rispose la commessa del centro Vodafone. La sua sicurezza non faceva presagire quanto sarebbe accaduto in futuro.

Pur pagando regolarmente una Vodafone Station fino ad aprile 2012 sono riuscita solo ad usare la chiavetta perché la Station non ha mai funzionato proprio a causa della mia decisione di cambiare indirizzo.  Potevate dirmelo però!

Centomila

Nel frattempo ho ricevuto una serie di chiamate dal call center Vodafone a cui ogni volta ho raccontato la mia storia e comunicato il nuovo indirizzo.

Ogni volta ho avuto la sensazione di parlare con diverse aziende.

Ne ho avuto conferma quando mi sono avvalsa del servizio di assistenza via facebook. Ho compilato il form indicando il mio cellulare (per fortuna per il cellulare ho Wind) e sono stata prontamente richiamata da una gentile signorina che mi ha chiamato per nome. Forse così le hanno insegnato nei corsi per dare importanza all’utente facendolo sentire una persona e non un semplice utente.  ;)  Ed ammetto che ha funzionato tanto che ho compilato un questionario di soddisfazione facendo i complimenti per il servizio. La signorina Vodafone mi ha suggerito di disdire la mia Vodafone Station con raccomandata rispondendo alla mia preoccupazione (”Ma non resterò senza Internet? Sa, io ne ho bisogno per il mio lavoro”) con la promessa di inviarmi un’altra Station tempestivamente.

Nessuno

Purtroppo la promessa non è stata mantenuta. Così una sera, mentre stavo finendo un lavoro, PUFF la linea si è interrotta lasciandomi a metà del lavoro.    :(

Il giorno dopo ho contattato il servizio clienti Vodafone via twitter per segnalare la cosa e di nuovo ho ricevuto un’altra promessa.

La ormai mitica Vodafone Station è arrivata dopo una settimana (venerdì 20 aprile). Preallertata telefonicamente della consegna non mi sono mossa di casa.  Ho anche risposto all’sms di attivazione della sim, ho seguito passo passo la procedura consigliata, ho perfino chiesto supporto ad un vicino più esperto, dubitando delle mie capacità intellettive, ma niente! Anche questa volta niente internet.

Così sabato 21 aprile ho di nuovo segnalato la cosa al servizio Vodafone via Twitter. Per la verità, ho sempre trovato persone cortesi e dinamiche, peccato che con la loro simpatia io non sia riuscita a connettermi a internet. Ecco un esempio di distonia emotiva, la principale causa di perdita di un cliente.

Puoi anche chiamare per nome un cliente fingendo che hai a cuore il suo bisogno ma se poi non lo soddisfi non solo produci insoddisfazione ma anche la sensazione di esserti preso gioco di lui. Avrei usato un’espressione più colorita ma sono una signora.

Ecco l’epilogo della mia vicenda

Sabato ho trascorso tutto il giorno a casa in attesa della chiamata di un tecnico promessa dal servizio Vodafone via twitter ma ad oggi, giovedì 26 aprile, nessun tecnico si è fatto vivo da Vodafone. Forse si aspettano che io chiami il servizio a pagamento? Credo di aver già pagato abbastanza.

Ho già pagato tante bollette in cambio di mezzo servizio, ho pagato la raccomandata e se non mi affretto a restituire le due Vodafone station dovrò pagare più di 200 € per averle “sequestate”.

Ah già, quasi dimenticavo: e il tempo? Già il tempo perso a causa del disservizio Vodafone nessuno potrà restituirmelo.

Pubblicato da admin il 27/04/2012

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“Io non mi faccio stressare”

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A fine maggio ho realizzato un breve intervento formativo sullo stress ed il benessere in azienda per un gruppo di assistenti commerciali (inside sales) che operano in una multinazionale con diverse sedi in Italia.
La valutazione effettuata nei primi mesi dell’anno non ha evidenziato alcun rischio di stress da lavoro correlato, tuttavia il direttore commerciale ha prestato più ascolto alle persone che ai dati dell’indagine e a quanto prescritto dalla legge. Così, in collaborazione con la responsabile del personale, ha organizzato un no-stress meeting per condividere problemi, soluzioni, per fornire qualche suggerimento per la gestione dello stress, ma anche per ringraziare le inside sales degli ottimi risultati raggiunti durante l’anno.  
La riunione guidata dal direttore commerciale è stata già un antistress perché le inside sales hanno appreso alcune informazioni importanti e hanno definito insieme una procedura che faciliterà il loro lavoro.
Ascoltando i vari interventi delle inside sales ho avuto la sensazione che la principale fonte di stress non fosse tanto la mole di lavoro, bensì la gestione delle relazioni tra colleghi ( l’open space, pensato per favorire la comunicazione e collaborazione, in realtà può essere fonte di stress a causa del sovrapporsi delle voci e delle suonerie moleste dei cellulari dei vicini).

Quanto più deboli sono le competenze relazionali (ascolto, assertività, negoziazione…) di una persona, tanto maggiore è il rischio che si senta stressata.
Inoltre le persone che fanno più fatica a gestire lo stress sono quelle che hanno un locus of control esterno, ovvero fanno dipendere il proprio stato emotivo dal mondo esterno. Se il capo, i colleghi, i clienti ci stressano (= la colpa è sempre degli altri) faremo più fatica a trovare una via d’uscita dallo stress.
Il messaggio che ho cercato di trasmettere durante il corso è ben riassunto dal titolo del blog curato da Fabrizio Buratto: Io non mi faccio stressare!
Ecco cosa scrive Fabrizio: “Ho conosciuto lo stress del giornalista freelance sempre di corsa, costretto a mangiare un panino e via, a saltare da un treno a un aereo, spesso in cerca di contratti co.co.co., co.co.pro. o cu.cu.ru.cu.cu.paloma., dunque con l’ansia costante di rimanere senza lavoro fra un contratto e l’altro. Stress mentale, a cui va ad aggiungersi lo stress posturale quando le ore passate davanti al computer diventano troppe. E nelle redazioni giornalistiche e televisive, frequentate per lavoro, ho conosciuto molte persone che, come me,  hanno subito i danni dello stress lavoro-correlato.
Per fortuna mi sono fermato prima di andare a sbattere, e grazie ai massaggi, fatti e ricevuti quasi ogni giorno, ora sto davvero bene. Quando qualcosa non va, il corpo ci manda messaggi inequivocabili: sono “stop”, “sensi vietati” grossi come una casa sulla nostra via. Se non li ascoltiamo, ci andiamo a schiantare. E allora ho preso un bel respiro, e poi d’un fiato, sottovoce, con calma: iononmifacciostressare.”

Fabrizio Buratto è autore, insieme a Giovanni Leanti la Rosa di un bel libro: “Massaggio da ufficio”, di cui è possibile trovare una presentazione e qualche estratto sul sito stresslavorocorrelato.eu  
Questo post prosegue sulla news N° 4 di Secretary.it

Pubblicato da admin il 11/07/2011

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Osa sognare!

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Il nuovo anno è iniziato per me con una bella vacanza fatta di relax, riflessione e buone letture come questa:  OSA SOGNARE! Come realizzare felicemente risultati straordinari.
Un libro sul pensiero positivo come tanti altri che negli ultimi tempi affollano gli scaffali delle librerie?
No, questo è un libro speciale perché l’ha scritto una persona speciale, Paolo Svegli.

Ho incontrato Paolo durante un corso sul benessere psicofisico, ma ci siamo conosciuti veramente e siamo diventati amici durante un corso di leadership.
Allora faceva l’assicuratore, ma aveva un sogno: diventare un formatore e coach. Parallelamente voleva creare un’associazione di aiuto per famigliari di persone con problemi psichici. In 5 anni Paolo ha fatto tutto questo e anche di più.
Nel suo libro non parla solo delle strategie che l’hanno portato e lo portano a realizzare i suoi sogni. Queste strategie, in fondo, si possono trovare in mille altri libri, ma soprattutto in questo libro Paolo ha messo il suo cuore e il suo sorriso.

Si dice che chi sa fare fa e chi non sa fare insegna. Spesso questo detto è vero, ma non nel caso di Paolo. Lui fa veramente ciò che dice. Quando lui dice: “osa sognare” è perché lui lo fa veramente e realizza i suoi sogni, ma soprattutto lo fa felicemente, perché si gode il viaggio. Paolo non dice “sarò felice quando avrò reailizzato il mio sogno”, ma “ho sempre agito con lo stesso spirito, la stessa passione, la stessa intensità perché quello che avevo sperimentato mi aveva insegnato la strada per ottenere ottimi risultati godendosi il viaggio, mi aveva insegnato come essere felice vivendo il mio sogno fin da subito.”

In questo libro ho trovato cose che già conoscevo ma che fa bene ricordare ogni tanto e nuovi aneddoti (ad es. la nascita dei postit e della birra Guiness), ma soprattutto ho trovato la spinta per uscire dallo schema di chi gioca al ribasso.

Consiglio la lettura di questo libro a chi vuole iniziare l’anno con una nuova energia.
Per chi invece sa già tutto Paolo ha scritto questa avvertenza: “non perdere tempo a leggere qui, è scientificamente dimostrato che chi sa già tutto non può imparare niente.  ;)

Osa sognare è anche un sito dove la gente può scrivere i propri sogni. E tu cosa sogni? www . osasognare. it

Pubblicato da admin il 10/01/2011

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La carriera in giallo: I nuovi amici di Marco Lombardi

i_nuovi_amici-copia.jpg Oggi ho il piacere di segnalare un altro libro fresco fresco di stampa scritto da un amico, Marco Lombardi.
Come Manuela Longo anche Marco Lombardi è stato ospite di questo blog e di un convegno sul personal branding
Beh non posso dire che Lamiacarriera.it porti fortuna però… ;)

Marco Lombardi ama presentarsi come una sorta di dottor Jekyll e mister Hide e nulla poteva esprimere meglio la sua doppia natura ed il suo ambivalente rapporto con il mondo aziendale di questo libro.
I nuovi amici è un libro giallo che ha due protagonisti principali, Dario, una persona che, dopo anni di assenza ritorna a lavorare nella vecchia azienda e Vittone, un commissario demotivato e un po’
snob che con le aziende ha un conto aperto, essendo entrato in polizia dopo aver cercato inutilmente lavoro nel settore privato. 
Devo dire che le aziende mi sembrano sempre più dei luoghi da film giallo dove il sospetto e la ricerca del colpevole sono all’ordine del giorno. 
Ma ora passo la parola a Marco Lombardi per la presentazione del suo libro:
ecco la sua intervista su La7
 

Pubblicato da admin il 15/11/2009

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Mi invento un lavoro in rosa

manuela_longo_mi_invento_un_lavoro.jpg“Cosa farai da grande?”
La maestra, l’infermiera, la ballerina… erano le risposte più gettonate da chi oggi, come me, ha superato i trent’anni. C’erano anche risposte più “audaci”: medico, avvocato, giornalista…
Poi venne il film Una donna in carriera con Melanie Griffith dove una segretaria molto sveglia ed intraprendente diventa manager.
Oggi è crollato anche il mito della donna manager.
Troppi sacrifici, troppo stress, ma soprattutto spesso poco spazio al merito e allora?
Se gli uomini fanno più fatica a lasciare “mamma-azienda”, molte donne sognano un lavoro più a propria misura, dove possano esprimersi al meglio, gestire liberamente il tempo senza inutili dispersioni e costrizioni, senza timbrature o rapportini che sottraggono spazio alla famiglia, ma soprattutto alla creatività.
E a proposito di creatività ecco il libro di Manuela Longo, una giovane giornalista incontrata tempo fa in un social network e poi diventata mia amica.
Con molto piacere ho accettato di scrivere l’introduzione del suo libro ed ho provato una grande gioia quando ne ho ricevuto una copia in ufficio. Credo che sarò altrettanto emozionata alla sua presentazione con aperitivo che si terrà martedì 10 alle 19.00 alle Cantine Zara a Milano.

Pubblicato da admin il 7/11/2009

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Da manager a professionista: intervista con Maurizio Quarta

damanager.jpgIl manager diventa professionista.
Non si tratta solo di una scelta forzata: aprire una partita IVA per molti manager è infatti l’unica soluzione per restare nel mercato del lavoro (lo scorso anno dei 10 mila manager che hanno perso il posto di lavoro 3500 sono diventati consulenti) .
Quello richiesto oggi ai manager è un vero e proprio cambio di prospettiva, un nuovo modo di interpretare il proprio ruolo, “dal concetto di status (legato alla concezione del dirigente tradizionale) al concetto di valore/contributo che si è capaci di fornire, da una visione del rapporto dipendente-datore di lavoro a una visione fornitore-cliente, in cui il manager diventa professionista e fornitore strategico di tempo, energia, capacità e intelligenza.”
Questa è la tesi di base del libro curato da Maurizio Quarta e Paola Brivio per AISL realizzato con la collaborazione di realtà associative espressione di alcune tra le più rilevanti funzioni aziendali: ManagerItalia; ADACI (Acquisti); ADICO (Commerciale); AISL (Organizzazione); ANDAF (Amministrazione e Finanza); CLUB TI (Information Technology); FERPI (Relazioni Pubbliche); GIDP (Risorse Umane); IIM, Italian Chapter (Temporary
Management); PMI Rome Chapter (Project Management).

Ho avuto il piacere di incontrare uno dei curatori del libro, Maurizio Quarta
Managing Partner di Temporary Management & Capital Advisors.
Maurizio Quarta è anche National Coordinator di IIM – Institute of Interim Management, Italian Chapter, associazione inglese di temporary manager.
Da anni svolge un’intensa attività istituzionale per diffondere la cultura del temporary management che è forse l’epressione più tipica del passaggio di prospetitiva da manager a professionista.
In questa intervista Maurizio Quarta spiega come è cambiata la visione di imprenditori e manager italiani riguardo al temporary management.

Pubblicato da admin il 20/06/2009

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Come farsi cacciare dai cacciatori di teste

250x.jpgHo avuto il piacere di partecipare alla presentazione di questo libro scritto dal cacciatore di teste Vito Gioia e dal giornalista esperto in relazioni pubbliche Attilio De Pascalis.
Un libro che si legge d’un fiato.
Beh magari non proprio come i due seduti accanto a me durante la presentazione.
Apro una piccola parentesi pittoresca: ero seduta accanto a due giovani “carrieristi” milanesi. Ormai ho imparato a rionoscerli da alcuni particolari (abbigliamento, sguardo, gesti). Sembrano cloni. Per tutto il tempo non hanno degnato di uno sguardo gli autori del libro, hanno sfogliato e letto ansiosamente quasi fossero alla ricerca di una dose di saggezza da assorbire istantaneamente. E alla fine, anziché fermarsi per parlare con le persone intervenute e fare un pò di sano networking, si sono precipitati fuori.  :(

Ma veniamo al libro.
Spesso sento e leggo commenti poco carini sui cacciatori di teste. Beh il nome non va certo a loro vantaggio. 
 
Ma chi sono i cacciatori di teste? E soprattutto cosa cercano?
Cito da pag. 4 del libro “Manager di successo. Uomini e donne che creano valore. Ma anche persone che, in qualche modo hanno saputo far conoscere i propri meriti.

Alle società interessano persone di successo che sappiano vivere e vincere con gli altri. Non robot o schiacciasassi. Ma acrobati, equilibristi, contorsionisti, trapezisti, cavallerizzi e domatori d’impresa.
Uomini e donne con solidi principi. Una valida preparazione. Una reputazione impeccabile. Comprovate capacità. E risultati eccellenti.”

Questi sono gli elementi della “carriera sostenibile” proposta dagli autori del libro che offre molto di più di quanto promesso nel titolo.

Non si trovano solo suggerimenti pratici per farsi cacciare dai cacciatori di teste, ma anche, scusate il gioco di parole, utili suggerimenti per NON FARSI CACCIARE dalla propra azienda.
Buona lettura ma soprattutto buon applicazione! ;)

Pubblicato da admin il 4/06/2009

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Un caffé in uno studio illegale

studioillegale.jpg
Anche se non mi sarà possibile partecipare, mi piace segnalare la presentazione di Studio Illegale, scritto da Federico Baccomo che nel post in cui annuncia la chiusura del suo blog ha superato i 34o commenti.
Complimenti! Questo sarà certamente uno dei prossimi libri che leggerò.

Pubblicato da admin il 2/04/2009

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Lezioni di italiano

severgnini.jpgIl giorno dell’antivigilia ho ricevuto la telefonata di una persona che mi ringraziava per i miei auguri natalizi ricevuti via e-mail.
“In realtà - ha precisato - anche io ti ho inviato un’email. Confesso che provo un certo imbarazzo quando ti scrivo perché ho paura di commettere degli errori e conoscendo i tuoi studi classici…”
“Ussignur! - ho risposto - Ti sembro forse affetta dalla sindrome della maestrina dalla penna rossa?”
“No - ha aggiunto lui - ma ti sarei grato se mi segnalassi gli errori commessi nella mia mail”.
Naturalmente non l’ho fatto, però ho pensato spesso a questa curiosa telefonata durante le vacanze di Natale.
Ho pensato a quanti dubbi mi vengono quando scrivo e quante e-mail sgrammaticate mi capita di ricevere. Per non parlare poi degli errori commessi nell’uso di termini stranieri (ebbene sì, recentemente ho scritto stakholder anziché “stakeholders”) o in latino (ho ricevuto una mail che promuoveva un corso con l’espressione “ad honoris causa”. Indeciso se usare una delle due formule “honoris causa” e “ad honorem”, l’autore le ha usate entrambe).
Queste riflessioni mi hanno portato a scegliere due libri che mi hanno fatto compagnia nelle vacanze natalizie: Il mestiere di scrivere di Luisa Carrada e L’italiano, lezioni semiserie di Beppe Severgnini.
- Il primo è un manuale indispensabile per il web-writer, ricco di suggerimenti, esempi e link che mi hanno aperto nuovi orizzonti.
- Il libro di Severgnini dovrebbe essere introdotto come libro di testo nelle scuole. Le lezioni di italiano sarebbero più piacevoli e i ragazzi potrebbero scoprire che oltre agli sms c’è di più.
“Ho scritto questo libro - spiega l’autore - per denunciare le violenze contro la nostra lingua ma non chiedo condanne. Lo scopo è la riabilitazione. Scrivere bene si può.” Finalmente un libro ottimista!
Infine mia zia ha pensato bene di farmi trovare sotto l’albero Diario di scuola di Daniel Pennac.
Quando si dice “back to basics”…

Pubblicato da admin il 6/01/2009

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“In fuga dalla data-room”, quando la carriera diventa una gabbia dorata

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Alessandro Meravigli ha realizzato forse il sogno di molti studenti di giurisprudenza, lavora in uno studio prestigioso, guadagna molto più della media dei suoi coetanei, abiti firmati, black-berry, appartamento mansardato in centro a Milano, SUV di ultima generazione.
Cosa può spingere una persona simile a rivolgersi ad un consulente di carriera?
Forse l’ambizione di bruciare ulteriormente le tappe? Sorprendentemente, è invece l’insoddisfazione.
Ma come – verrebbe da pensare - “Anche lui? Ma allora non si salva proprio nessuno!!!”
In realtà alla base della decisione di Alessandro vi è la sensazione di non essere allineato con il contesto in cui opera, la sensazione che quel lavoro non corrisponda alle sue motivazioni più profonde e non gli consenta di esprimere i suoi veri talenti.
Due diligence, conference call, time table, wording, asap, data-room, la giornata di Alessandro è scandita da una lista interminabile di inglesismi e neologismi che ormai sono entrati a far parte del suo vocabolario e che gli fanno rimpiangere la lingua italiana.
E poi c’è il black-berry, che a volte sembra più un guinzaglio che un comodo strumento di lavoro.
Come la maggior parte delle persone, anche Alessandro di tanto in tanto sogna di cambiare lavoro, sogna di fuggire dalla sua “gabbia dorata”.
“In fuga dalla data-room” è proprio il titolo di questo bellissimo libro che ho letto tutto d’un fiato lunedì sera.
E’ il primo romanzo di Lazare Vittone, un giovane avvocato, già autore di numerose pubblicazioni su riviste giuridiche, che opera in un importante studio legale di Milano.
Milano non è solo lo sfondo in cui si svolge la vicenda, ma talora appare in primo piano riprodotta in una serie di scatti da angolature diverse, quelli dei diversi stati d’animo del protagonista.
Ciò che rende particolarmente piacevole questo romanzo è il continuo intrecciarsi della vicenda professionale di Alessandro con quella sentimentale, in un’altalena continua tra riunioni superserie, incontri amorosi, lampeggiamenti del black-berry e messaggi in chat.
Ad essere sincera, non ho mai creduto che la sfera personale e quella professionale siano nettamente distinte e soprattutto credo, come dice Lazare, che “la vita, al pari di una partita a scacchi, possa cambiare in poche mosse. Sposti un pezzo, liberi un corridoio per un altro e ti togli da un pasticcio che sembrava inestricabile.”
In fuga dalla data-room è dedicato “a tutti coloro che, almeno una volta nella vita, hanno sbagliato strada”. 
Io lo consiglio a chi ha la sensazione di aver sbagliato strada e non si rassegna all’idea che non vi sia via di scampo.    

Pubblicato da admin il 27/10/2008

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