Il potere del racconto: III convegno di corporate storytelling

(Grazie a Francesca Casadei per questa foto-ricordo) 

Le storie sorprendono, incantano, svelano, attraggono, rapiscono, convincono, motivano … le storie interrompono la durata del tempo e proiettano in una dimensione densa di significato.
È ciò che abbiamo sperimentato durante il III convegno di corporate storytelling.
 
Venerdì 23 marzo, ore 9.30 nella sala conferenze della casa dell’energia presso la fondazione A2M  le luci si abbassano e viene proiettato lo spot americano di una catena di fast food. Niente marchi o slogan o gingle. Nello spot il fast food è “solo” il luogo in cui si incontrano o, meglio, “si sfiorano” le storie dei nuovi eroi che affrontano battaglie quotidiane: una malattia, la solitudine, il lavoro, la crescita, la sopravvivenza …
I brand non urlano più, ma ascoltano e sussurrano, non cercano di persuadere con immagini di celluloide ma entrano nella vita reale ed autentica delle persone.  Come spiega Joseph Sassoon è la rivoluzione attuata nell’era dei social media grazie ai quali abbiamo recuperato una modalità comunicativa che i mass media avevano reso marginali: quella dei racconti condivisi e costruiti insieme attorno ad un fuoco. La mia mente associa subito questa immagine al cambiamento di prospettiva che Facebook impone oggi ai Brand traformando la loro pagina in diario e quindi nel fuoco da alimentare continuamente per consentire ai clienti-utenti, prima fan ed oggi amici di raccontare le proprie storie non semplicemente di acquisto e consumo ma anche d’identità.
Dalla rivoluzione dei social media si passa a quella seriale descritta da Michele Abatantuono: “Le storie finiscono e danno risposte,  le serie non finiscono ma raccontano come cercare risposte.” Ecco perché ci appassioniamo tanto alle serie. Perché sono più vicine all’esperienza umana. Beh insomma non so quanti lascerebbero Hollywood per andare a lavorare in IKEA come Ileana Douglas, la protagonista di Easy to Assemble.   ;)
A parte gli scherzi, i Brand diventano produttori di serie per il web dove non ci sono semplici spettatori e dove ogni persona non conta come 1 ma ha potenzialità di condivisione e diffusione eccezionali.  Proprio alle web series si deve l’impennata dell’export culturale della Corea in Giappone ed altri paesi. (Su Next TV ho trovato un interessante approfondimento).

Grazie al web i brand hanno (ri) scoperto Potere del racconto!

Ma “da un grande potere deriva una grande responsabilità” (more…)

Pubblicato da admin il 30/03/2012

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Job no problem: il 21 marzo ci vediamo online

 Tempo fa organizzavo corsi di orientamento professionale per privati ma che faticaccia!   :(
Io creavo il corso, lo promuovevo, gestivo le iscrizioni, prenovavo l’aula…
Ora tutto questo mi sembra impensabile. 
Preferisco collaborare con organizzazioni che mi facilitano la vita e mi permettono di concentrarmi su ciò che mi piace fare: la formazione.
Anche il mio modo di fare formazione è cambiato nel tempo. Pur essendo un “animale d’aula”, ho anche sperimentato l’uso delle nuove tecnologie creando degli “spuntini formativi”, brevi sessioni con webinar o oggetti formativi (video, slide…) messi a disposizione online per chi desideri formarsi nei ritagli di tempo e a casa propria. Come si dice: Se Maometto non va alla montagna…   ;)    Ma ammetto che ogni volta mi mancava qualcosa.
Quando Luca Vanin mi ha parlato di Insegnalo.it ho pensato: ecco cosa cercavo!
Grazie a Insegnalo.it il 21 marzo terrò un webinar gratuito dal titolo Job no problem, cercare e tenersi il lavoro.
A partire dalle 20.45 sarò collegata in videoconferenza con altre persone. Risponderò alle loro domande e a quelle che mi mi vengono poste più frequentemente via mail dalle persone che leggono il mio blog. 
- Vorrei cambiare lavoro e orientarmi verso un settore più vicino ai miei interessi personali. Però non ho esperienze professionali in quel settore. Ho qualche speranza? 
- Ho più di 40 anni. Ma è proprio vero che sono vecchio per il mondo del lavoro? 
- Ho inviato un’infinità di cv ma non ho ricevuto nessuna risposta? Sono i che non vado bene o il mio cv? 
- Mi vergogno di dire che ho perso il lavoro. Meglio fingere di essere ancora occupato o dire la verità? 
- Come giudicano i selezionatori un cv con molte esperienze professionali diverse tra loro? 
- Sono stanco di sentirmi dire che sono troppo qualificato per quel lavoro. Forse dovrei tacere alcune esperienze e ridimensionare il mio cv? 
Qui è possibile trovare la prosentazione del webinar e le modalità di iscrizione.
Ma la cosa più bella è che lo scambio di domande e informazioni proseguirà sul forum di Insegnalo.it
W il social learning!

Pubblicato da admin il 15/03/2012

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Più spazio per i nostri sogni

Ho iniziato il 2011 creando una pagina fan su facebook dal titolo “il lavoro che sogno” che finora ha ottenuto più di 200 “mi piace” ed ora chiudo l’anno con un capitolo dell’ultimo libro di Mario Calabresi, Cosa tiene accese le stelle (bellissimo!).
Il capitolo è intitolato, guarda caso, Perché abbiamo bisogno di un sogno.

Si apre così:
Oggi, ciò che manca di più agli italiani è lo spazio, uno spazio fisico ma anche mentale, che significa possibilità, futuro e speranze. Per decenni questa sensazione di apertura è stata il motore dela nostra crescita e lo stimolo a pensare positivo…”
e si chiude con questa lucida quanto spietata analisi di Juan Carlos De Martin: “Se uno prova a compiere un’analisi minuta dei passaggi necessari per fare qualsiasi cosa si scoraggia, sia che si tratti di aprire un’attività, di condurre una ricerca o di organizzare un corso universitario. Ti rendi conto che spesso devi provare e riprovare, scontrarti con la mancanza di risposte, con muri di silenzio e, se insisti troppo, allora risulti offensivo per cui devi sempre perdere del tempo e spesso finisci per desistere, per chiederti chi te lo fa fare. In Italia non basta avere un’idea e la competenza tecnica per realizzarla: questo è il meno, è una cosa relativamente semplice; qui le energie non le spendi sul prodotto ma nella costruzione di reti di conoscenza, negli adempimenti burocratici, fiscali ed amministrativi, in decine di tavoli, trattative e riunioni. L’Italia non avrebbe bisogno di grandi riforme, ma di semplificazioni, di rendere i meccanismi più efficienti e rispettosi del lavoro e degli sforzi delle persone. Chi in Italia ce la fa, senza aiuti e senza raccomandazioni, ha dovuto fare uno sforzo dieci volte superiore che all’estero.”

Quest’anno ho avuto il piacere di colaborare con Bergamo Formazione, l’azienda speciale della Camera del Commercio di Bergamo e l’ Incubatore d’Impresa dove ho incontrato persone che  ogni giorno si impegnano per tenere accesa qualche stella e semplificano la vita di chi ha un sogno imprenditoriale, competenza e tanta volontà.
Il prossimo anno collaborerò di nuovo con loro al progetto Start, un’iniziativa rivolta a disoccupati, inoccupati, cassaintegrati e lavoratori in mobilità che intendono avviare un’attività in forma d’impresa.
Qui porterò le mie competenze di orientatrice ma anche l’esperienza sul campo della titolare di partita IVA: i miei errori e le mie scoperte.
Sono progetti come questo che danno senso al mio lavoro. Nel suo libro Mario Calabresi mi ha suggerito una risposta alla domanda: che lavoro fai? Io faccio un pò di spazio per i miei sogni e quelli altrui  ;) 

Pubblicato da admin il 30/12/2011

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Per fare carriera serve determinazione rilassata

 

Una delle lezioni più importanti apprese quest’anno è sintetizzata dalla frase di Josefa Idem: “L’atteggiamento vincente nasce da una determinazione rilassata”.

Durante l’Italian Leadership Event Josefa Idem ha raccontato di aver partecipato ad una olimpiade spinta dalla rabbia per il mancato successo di quella precendete e con tanta voglia di riscatto. Purtroppo, come lei stessa ha ammesso, proprio questo eccesso di determinazione non le ha permesso di raggiungere un risultato apprezzabile.
 
Eh già, l’eccesso di determinazione è anche quello che ti fa sparare la palla fuori dal campo. Questo me l’ha insegnato Luca, il mio istruttore di tennis che io definisco “olistico” perché nelle sue lezioni va sempre oltre l’esecuzione tecnica del colpo e parla di atteggimento mentale. Quando Luca mi ha parlato di arousal, o livello di attivazione ho rivisto nella mia mente una serie di insuccessi (non solo sul campo di tennis) e così ho voluto approfondire questo tema.

Un basso livello di attivazione è quello di chi non mette in campo tutte le proprie potenzialità, chi gioca con la paura di perdere, chi è perennemente focalizzato sui propri limiti, chi si arrende troppo facilmente e non lotta fino all’ultimo game.

Di contro quando il livello di attivazione è troppo alto l’unica spinta propulsiva diventa la rabbia che porta a sparare la palla oltre il campo e magari a spaccare la racchetta come faceva il collerico John McEnroe. Questo livello di attivazione non solo brucia le nostre energie ma toglie la lucidità per orientare bene il colpo e, fuor di metafora, la nostra stessa vita.
 
C’è una storiella di De Mello che descrive bene questo stato:
Un uomo si mise in viaggio con la propria moglie. Era un grande amante della velocità. Aveva quindi lanciato l’auto in una corsa sfrenata, quando, ad un certo punto, dopo aver percorso un tratto di autostrada, la moglie aprì la carta stradale e gli fece notare: “Caro, abbiamo sbagliato l’entrata!”. Ma lui replicò orgoglioso: “Non importa; stiamo battendo un record!”.

Come suggerisce questa storiella l’eccesso di determinazione è ciò che fa perdere di vista il paesaggio e non consente di goderci il viaggio.
Ma quando si raggiunge il giusto livello di attivazione?
Quando rabbia, frustrazione, desiderio di rivalsa non sono il principale elemento propulsore e lasciano spazio al piacere e al divertimento, ma soprattutto, come Josefa Idem, io raggiungo il mio livello di attivazione ideale quando nella mia vita c’è equilibrio, quando mi ricordo di essere non solo una professionista ma anche una donna.

Pubblicato da admin il 9/12/2011

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“Social media reporter” all’Italian Leadership Event

 Tutto ebbe inizio per caso. Dopo il mio corso sulla comunicazione ai tempi dei social media tenuto a luglio presso la camera del commercio di Bergamo ne parlai con il mio ex capo e lui mi disse: “Interessante! Ti va di amministrare la pagina fan su facebook di Italian Leadership Event?”
Era luglio e le uniche informazioni che possedevo di quell’evento provenivano dalla newsletter HRD Training Group. Sapevo che si sarebbe tenuto al teatro Arcimboldi il 14 e 15 ottobre e che per l’occasione Roberto Re aveva deciso di invitare personaggi del mondo dello sport, della cultura, del business, dello spettacolo come Pietro Mennea, Domenico De Masi, Francesco Alberoni, Marco Roveda di Lifegate e molti altri.
L’appuntamento si preannunciava molto stimolante. Mi stuzzicava l’idea di compiere un viaggio alla scoperta dell’Italian leadership factor. Fin dai tempi in cui scrivevo articoli per la newsletter HRD desideravo parlare dei leader di casa nostra. Peccato che le storie e le citazioni più affascinanti venissero sempre da oltreoceano. Forse cercavo male e dopo l’Italian leadership event ne ho avuto conferma.
La mia attività da amministratrice di pagina fan è iniziata a luglio ed è proseguita fino ad ottobre con la pubblicazione di citazioni di leader italiani come Enzo Ferrari, Rita Levi Montalcini, Giovanni Falcone e qualche notizia dell’ultima ora sugli ospiti speciali dell’evento. Durante il corso poi ho aggiornato in tempo reale la pagina fan con immagini e citazioni dei relatori. Con nostro grande piacere il numero dei fan si è quasi triplicato durante e immediatamente dopo l’evento ed oggi abbiamo superato quota 825 con molte condivisioni di post.
Cosa c’entra tutto questo con la mia attività? C’entra eccome! In questa esperienza c’è il mio passato, il mio presente e un pò del mio futuro.
C’è il mio passato di ghost writer, un’identità professionale che mi piace mantenere, un abito che di tanto in tanto mi piace ancora indossare.
C’è il mio presente, ovvero la mia attività di formatrice e consulente di carriera per la quale ho raccolto moltissimi spunti interessanti e lo storytelling che ci ha permesso di vedere l’evento nell’ottica del viaggio dell’eroe
E poi c’è il futuro perché da ciascuno dei relatori e personaggi intervenuti all’Italian Leadership Event ho tratto un piccolo insegnamento ed un tassello per costruire il mio futuro professionale.
Già, ma dove voglio andare? Me l’ha suggerito Pietro Mennea con questa immagine.
“La vita è come una pista ad 8 corsie, possiamo lasciarne 7 a tutti gli altri, ma dobbiamo lottare perché una corsia sia libera per noi.”  
Ebbene, in questo momento storico dove la maggior parte delle persone si lamenta del fatto che in Italia non ci sono prospettive per chi non ha un santo in paradiso (ovvero un parente o amico potente) e vede tutte le piste occupate io credo che il vero significato della mia attività stia nell’aiutare le persone a liberare una pista dove poter correre fino al traguardo al meglio delle proprie possibilità.
So che tutto questo può suonare un pò oscuro ma un pò di suspance non  guasta mai ;) Al prossimo post con altri indizi.      

Pubblicato da admin il 10/11/2011

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Chi sopravviverà all’evoluzione del mercato del lavoro?

12-10-2011-1154.jpg Per la V newsletter di Jobrapido ho scritto un articolo dal gusto un pò ”quarkesco”.
Mi sentivo un pò Piero Angela mentre descrivevo le tre specie di lavoratori: i job hoper, i job hopper ed job seeker.

Il job hoper (chi spera) pensa che basti rispondere a qualche annuncio inviando sempre lo stesso curriculum per ottenere un lavoro. 
Sul versante opposto troviamo i job hopper, (chi salta qua e là), quelli che non resistono per più di due anni nello stesso posto.
Ed infine ci sono i job seeker , i cercatori di lavoro professionisti, coloro che non si accontentano di un lavoro qualsiasi ma cercano il lavoro che piace e sono esperti di marketing, anzi, di self-marketing.
Quale specie ha maggiori probabilità di sopravvivere all’evoluzione del mercato del lavoro?
La risposta è qui.

In questa newsletter si trova la mia intervista a Donato Colucci, responsabile nuovi inserimenti di Errebian Spa che cerca nuovi sales promoter. Nell’intervista Colucci illustra il profilo ricercato e il percorso di crescita in azienda. Ecco prché ho scelto il titolo:  Giovani talenti della vendita crescono in Errebian Spa
E per finire il mio post su Claudio Nader e 3 aforismi sul lavoro.
La newsletter è pubblicata qui

Pubblicato da admin il 12/10/2011

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Più di 100 modi per abbattere lo stress e recuperare le energie

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Anche quest’anno parteciperò in veste di speaker (quanto mi piace :) ) al tour in casa Best Western organizzato da Secretary.it per far conoscere la catena d’alberghi alle assistenti di direzione.
Il tema di quest’anno è l’Energia.
Quali vampiri assorbono le nostre energie a lavoro, come difendersi? come ricaricare le pile?
Queste le domande che pongo durante il mio speech e a cui trovo delle risposte con le assistenti di direzione.
La domanda “Come recuperi le energie a lavoro?” è il tema del  concorso Energy Assistant a cui le assistenti di direzione possono partecipare raccontando il proprio metodo. L’autrice del metodo più votato si aggiudicherà un premio offerto dalla catena Best Western.
Il concorso non si è ancora chiuso e sul sito Secretary.it sono già stati pubblicati ben 100 soluzioni raccontate dalle assistenti di direzione che si candidano al proemio Energy Assistant.

C’è chi si concede del tempo per un massaggio, un bagno aromatico, un pò di shopping, una cena con le amiche e c’è chi (fortunata lei) osserva il mare davanti a casa propria.
C’è chi fa sport, chi medita e chi pratica una disciplina orientale e perfino chi è diventata giocoliera. 
C’è addirittura chi si rilassa facendo la lavatrice. Mah!  :(
E poi c’è chi, molto semplicemente, si ferma, respira e sorride.  :) 

Non esiste  IL Metodo Migliore in assoluto per abbattere lo stress e recuperare le energie.
Un’amica, ad esempio, mi ha raccontato di aver abbandonato un corso di Yoga perché le produceva più stress.

Beh forse sì, un metodo che può valere per tutti c’è. Magari potremmo evitare di farci vampirizzare da persone, situazioni ed emozioni.  ;)
Ora passo la parola alle assistenti.
Per votare l’Energy Assistant e partecipare ad una delle serate del road show è necessario essere iscritte alla community Secretary.it. E’ Gratis.

L’Energy tour è partito da Palermo il 29 settembre. Il 20 ottobre saremo a Roma, il 27 ottobre a Rimini, il 9 novembre a Bergamo (finalmente gioco in casa) e per finire il 30 novembre a Verona.

Pubblicato da admin il 10/10/2011

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Temporary Management: soluzioni per piccole e grandi imprese

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Martedì 20 settembre a partire dalle 1730 presso la Blend Tower (Piazza 4 Novembre, 7) si terrà un evento dal titolo
Temporary Management: soluzioni per piccole e grandi imprese.

L’evento è stato organizzato AIDP – Gruppo Regionale Lombardia e IIM – Institute of Interim Management Italian Chapter.

Dopo l’introduzione a cura di Enrico Cazzulani (AIDP Lombardia) io avrò il piacere di condurre il dibattito tra Maurizio Quarta, autore di Soluzione Temporary Management (Franco Angeli) e Gian Andrea Oberegelsbacher, autore di Temporary Manager , un manager al passo coi tempi” (IPSOA).

In realtà il dibattito inizia già nel libro di Gian Andrea Oberegelsbacher dove è stata pubblicata una mia intervista a Maurizio Quarta.
Ecco la prima domanda e la relativa risposta

D: Lei ha pubblicato nei mesi scorsi il suo ultimo volume sul temporary management: che senso ha un nuovo libro a distanza di così pochi mesi?

Quarta: “Tenuto conto che la produzione libraria italiana sul tema è davvero limitata – ricordo che dopo i volumi di Vergani, Golzen e il mio primo, è dal 2002 che non viene pubblicato più nulla - può effettivamente apparire a prima vista un po’ strano tutto questo fervore editoriale. La realtà è che al mondo del management e del business italiano un nuovo libro ben scritto non può che far bene.
Il discorso va inquadrato storicamente: il TM è presente in Italia, in forma strutturata, da oltre 20 anni, visto che le prime società specializzate hanno iniziato ad operare nel 1987. E’ però rimasto un servizio sostanzialmente di nicchia e a cui è stata dedicata un’attenzione abbastanza limitata.
Lo scenario odierno è decisamente cambiato: oggi se ne parla tanto, forse troppo e a sproposito, a causa del gran numero di crisi aziendali, dei tanti manager in cerca di occupazione e dell’attenzione verso il recupero di competitività delle nostre PMI.  A fronte di un grande interesse, c’è però anche tanta confusione legata alla presenza di un eccesso di offerta non qualificata, con il rischio che manager meno smaliziati e aziende, soprattutto PMI, poco abituate ad utilizzare manager restino invischiati in situazioni poco chiare.
Per orientarsi in tutta questa confusione, qualsiasi forma di comunicazione professionalmente valida è da ritenersi la benvenuta: conosco Andrea Oberegelsbacher da diversi anni e ho avuto modo di apprezzare sia le sue qualità manageriali, anche come temporary manager, sia la sua scelta di dedicare intelligenza e fatica ad una attività di comunicazione istituzionale  mirata a trasmettere al mercato i giusti valori e i giusti modi dello strumento.
Non è quindi un caso che, a parte il piacere di introdurre il suo libro, con Andrea abbiamo dato vita ad un sito informativo dedicato soprattutto al mondo delle PMI temporarymanager.com

Pubblicato da admin il 9/09/2011

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Prendo posizione!

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Roberto ha partecipato tempo fa ad un mio percorso di formazione ed ora legge il mio blog, inviandomi spesso commenti via mail. Dopo aver letto il mio post “paura di non essere all’altezza?” Roberto mi ha inviato l’immagine del cristallo e questo commento:

“Sai qual’è il mio motto…… “meglio invidiati che compatiti”.
Cara la mia Helga basta piangere e commiserarsi.
Hai voluto e vuoi fortemente questa  bicicletta? Adesso pedala…. che tu voglia o no la strada è questa.
Nel tuo ultimo post è come se la mia insegnante d’inglese tornando dall’Inghilterra mi avesse detto…”non ho capito neanche una parola….”
Nei tuoi corsi predichi bene poi nel tuo lavoro razzoli male…. e che fai ?
Lo sventoli ai quattro venti per la felicità della concorrenza e degli invidiosi, il dubbio dei tuoi potenziali clienti ed il dispiacere di chi ti conosce.
Cancella quel post autodistruttivo.
Capisco e condivido perfettamente la parte “etica/emotiva” che vorresti vivere nel tuo lavoro ( amore per lo stesso, amicizia ,riconoscenza, sacrifici ecc)…

ma è impresa quasi impossibile perchè poi devi fare i conti con quei figli di p. che ti circondano ( a tutti i livelli ) …

Basta. Basta. Basta….Basta buonismo.

Ti devi incattivire, incazzare, dire parolacce, sbattere le porte!!!!
Invece che i pat pat sulla spalla fai in modo che qualcuno ti faccia un gran complimento del tipo…”mmazza quant’è stronza stà moretta”.  
Devi cominciare a pensare ai fatti tuoi ed a ciò che più ti conviene.”

Apperò…. ;)
Pur avendo apprezato questa mail scritta con il cuore, non ho seguito il consiglio di Roberto. Il post è ancora lì e ho anche deciso di pubblicare il suo commento perché mi dà l’occasione di prendere posizione.
Qualcuno (non ricordo più chi) disse che “per posizionarsi bisogna prendere posizione“.
Ebbene io non voglio posizionarmi in mezzo alla massa di coach e consulenti che parlano solo dei propri successi e “trattengono sempre il fiato per non far vedere la pancetta”.    ;)
Da quando opero nel mondo della formazione ho incontrato troppa gente ingessata nella propria finta immagine di semidio, form-attori che recitano un copione, maestrine dalla penna rossa che preparano in dettaglio la lezioncina ecc…
Certo, l’ingessatura dà sicurezza e in questo momento il bisogno di sicurezza è così forte che le persone si attaccano a finti idoli pur di stare al sicuro.
Io preferisco percorrere il cammino dell’eroe che ogni giorno supera i propri limiti che restare in contemplazione di dinità dispensatrici di oracoli. E proprio per questo credo di poter essere più utile ai miei clienti e allievi.  
Coraggiosa o sprovveduta? Anche questo significa posizionarsi.  
Grazie Roberto! 

Pubblicato da admin il 8/09/2011

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Torna a settembre…

ombrelw1.jpgTorna a settembre non è solo il titolo di un vecchio film con Gina Lollobrigida e Rock Hudson ma anche ciò che accade ogni anno alla voglia di cambiare lavoro. Ne è prova il fatto che a fine agosto ricevo il maggior numero di email che dicono: “Ho deciso! Quest’anno si cambia!” “E’ venuto il momento di dare una svolta alla mia vita professionale” “Ho capito che devo cambiare aria a lavoro”.
Purtroppo spesso gli autori di queste intenzioni si perdono per strada.
L’abitudine, la paura dell’ignoto… prendono il sopravvento sulla voglia di cambiare. La mia esperienza di consulente di carriera mi ha insegnato che il lavoro che piace esiste e per trovarlo servono: testa, cuore e pancia.

Da tempo studio, raccolgo materiale, sperimento e per realizzare un workshop che si rivolga alla testa, al cuore e alla pancia ed ora è venuto il momento giusto…  Guarda come funziona

Pubblicato da admin il 7/09/2011

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