Randy Pausch: come ho realizzato i miei sogni

Randy Pausch, docente di Informatica, Interazione Uomo-Computer, Design nonché pioniere della ricerca sulla realtà virtuale alla Carnegie Mellon University è morto all’età di 47 per un tumore al pancreas.
Su un quotidiano online si legge: “la sua ultima lezione commosse tutto il mondo”.
sarebbe bello se la gente si COM-MUOVESSE veramente grazie a questo video.
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(Grazie al mio amico Robert che mi ha segnalato questo link)

Pubblicato da admin il 29/07/2008

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Abbracciare l’orso

copertina_orso_thumb.jpgSapete quelle giornate in cui il pensiero ricorrente è: “Speriamo finisca presto!”..
Avevo appena appreso dall’AD di una multinazionale che l’attuazione del progetto di formazione su cui avevo lavorato per tanto tempo era stata posticipata di un anno.
Avevo il morale a terra!
Durante il viaggio di ritorno in ufficio mi sono fermata in Autogril.
Mi sono detta “Adesso bevo un caffé, così mi tiro un pò su”. Mi sbagliavo. :(
In realtà avevo bisogno di ben altro e non a caso il mio sguardo è stato attratto dal titolo di un libro “Abbracciare l’orso”.   Sottotitolo: Storie e riflessioni sul lavoro e sentimenti.
Il titolo trae spunto proprio da una di queste storie:
“Sono andato a visitare il nostro call center. Il direttore aveva fatto sistemare in un angolo un gigantesco orso di peluche. Quando le persone non ce la fanno più, possono andare ad abbracciare l’orso, mi ha detto.  Ero allibito, ma effettivamente ogni tanto qualcuno si alzava e andava.”
“Geniale trovata!”
esclamerebbero quei manager tanto orientati al risultato, ma poco alle persone.
Già, perché le persone sono portatrici di emozioni e, per quanto qualcuno si impegni a dire che non c’è posto per le emozioni sul posto di lavoro, le persone non possono lasciarle a casa. Le emozioni pervadono ogni angolo dell’azienda, uffici, sale mansa, sottoscala…
Chissà perché quando si parla di emozioni in azienda vengono in mente rabbia, frustrazione, stress, delusione eppure, come dimostrano le autrici del libro e i protagonisti dei racconti, in azienda c’è anche posto per momenti di felicità, passione, amore e perfino di sensualità.
Ed è prorio l’energia positiva che si produce da questi stati emotivi che fa bene all’azienda stessa.

Abbracciare l’orso fa parte della collana Resistenza umana.
Cos’è Resistenza umana? Cito: “L’unico rimedio scientificamente testato alla follia della vita di tutti i giorni.”
E’ molto più che una collana di libri, molto più che un bellissimo sito ricco di spunti utili e cose divertenti, è un vero e proprio movimento di pensiero.
Per saperne di più clicca qui

Pubblicato da admin il 25/07/2008

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Contro il tecnostress

fotocopia2.jpg

“Grazie Helga, la tua torta era veramente buona”.
E’ il contenuto di una mail ricevuta da un collega tempo fa quando ancora lavoravo in azienda.
Cosa c’è di strano? Il mio collega era nel mio stesso ufficio a pochissimi metri dal mio e gli sarebbe bastato alzare la testa oltre i tre monitor posti sul suo tavolo per ringraziarmi.
Ve ne racconto un’altra: questo fine settimana ho dovuto fare a meno del mio pc e mi sentivo veramente strana, come se mi mancasse una parte.
Ma ci si può ridurre così?
Qualche giorno fa un amico mi ha parlato di questa iniziativa, il NoTecnostresDays: 100 giornate di prevenzione in tutta Italia, “una campagna di iniziative benessere e serate rilassanti in programma dal 20 luglio al 28 ottobre. Running, gite in montagna, meditazione, aperitivi rilassanti con massaggi shiatsu e yoga gratis, giornate di formazione, tecniche di respirazione, un concerto di percussioni e danza africana, coccoloterapia in acqua termale. Obiettivo: sensibilizzare i lavoratori info-tech a godersi le vacanze e staccare gli occhi dal computer. Gli eventi si terranno prevalentemente tra Roma e Milano, le città più “tecnostressate”, in collaborazione con Assodigitale e Viadeo, il network dei professionisti in rete sponsor della manifestazione.”
Forse mi conviene aderire, che ne dite?
Clicca qui per saperne di più.

Pubblicato da admin il 22/07/2008

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Professione “domino-maker”

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Quante professioni esistono?
Pongo sempre questa domanda durante il mio corso di selfmarketing e le risposte sono sempre ben lontane dalla realtà.
Le persone si stupiscono quando dico che ci sono più di 12 mila profili professionali e che quasi ogni giorno, grazie alla creatività di gente che non si rassegna ad un lavoro qualsiasi, nasce una nuova professione.
Recentemente ho conosciuto una vera esperta in materia, Manuela Longo, che si definisce work trend setter (bello vero?) e ha creato il blog Inventalavoro.
Ogni giorno scopro una nuova professione: alcune sono davvero curiose come quella del domino maker.
Sono ben 100 le persone cercate da Endemol per costruire il Domino che a novembre tenterà di vincere il record mondiale.
Assunzione a tempo determinato, vitto, alloggio e un’esperienza in un contesto internazionale. La sede di lavoro è in Olanda.  Per saperne di più clicca qui.
A qualcuno potrà sembrare una cosa un pò estrosa, di certo poco significativa per il proprio cv eppure io credo che potrebbe rivelarsi un’esperienza di teamworking davvero significativa.
Fossi l’AD di una multinazionale ci manderei i miei manager. ;)

Pubblicato da admin il 21/07/2008

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Sport e carriera

managerpallonew1.jpgRecentemente ho avuto il piacere di conoscere Davide Milone, Psicologo, specializzato in Psicologia Sociale e dello Sviluppo, Psicologia del Lavoro ed in Psicologia dello Sport, creatore del blog Psicologia Sportiva e autore di vari articoli pubblicati su riviste di settore.

Con Davide condivido l’idea che lo sport sia una potente metafora della vita e che esista un parallelismo tra performance sportiva e quella professionale.

Davide: “Nella mia esperienza di Psicologo dello Sport ho incontrato sovente atleti ben preparati, dotati tecnicamente e fisicamente, che nel momento della gara non rendevano quanto in allenamento. E’ un fenomeno abbastanza comune in campo sportivo: è la paura di perdere.

L’ansia da prestazione “annebbia” la mente e distoglie la concentrazione, nella testa del giocatore albergano sempre più pensieri negativi e paure spesso infondate, le gambe e le braccia perdono di solidità e fermezza. Il risultato è spesso una prestazione al di sotto delle reali possibilità dell’atleta.

Un fenomeno più raro ma altrettanto distruttivo, è invece la paura di vincere. Atleti consapevoli delle proprie capacità ma, che ad un passo dalla meta “mollano il colpo”, si auto-sabotano più o meno consapevolmente. Spesso è la paura di crescere o maturare come giocatori che li spaventa, abituati ad una condizione mediocre che però conoscono bene, e che li pone in una situazione di comodità (la PNL la chiamerebbe “zona di comfort”).

Al di là delle specifiche cause di tali “ostacoli” mentali (paura di perdere o di vincere), mi preme sottolineare in questa sede il parallelismo con il mondo del lavoro. Ci sono impiegati, quadri, dirigenti, e manager, che talvolta non eccellono nel loro campo, non tanto per mancanza di abilità o competenze, quanto piuttosto a causa di freni di natura mentale che più o meno consciamente si frappongono tra una prestazione lavorativa di medio-basso livello ed una prestazione ottimale (che si potrebbe definire peak performance lavorativa).

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Pubblicato da admin il 18/07/2008

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I manager non leggono?

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“Più della metà della classe dirigente italiana non legge nemmeno un libro” Così iniziava un post di Fabrizio Buratto su Job Talk e continuava : “A pagina 13 della ricerca Istat, troviamo che fra i dirigenti, imprenditori e i liberi professionisti, coloro i quali leggono almeno un libro sono il 38,4% mentre fra i direttivi, quadri e impiegati il 27,2%. Se si confronta la medesima ricerca del 2000, non più disponibile online, si nota come ci sia stato un calo del -7,4% fra  dirigenti, imprenditori e liberi professionisti, e del -7,8% fra  direttivi, quadri e impiegati. La diminuzione è preoccupante, e la situazione paradossale poiché proprio nel quinquennio in questione si è formata la retorica dell’economia fondata sul “capitale umano”.
Clicca qui per proseguire la lettura del post di Buratto.
Non ho saputo resistere così ho commentato: ” Nella mia attività di consulente di carriera ho riscontrato questa triste verità. Eppure io non mi rassegno.. spesso porto in aula dei libri (non mi limito a citarli). Li lascio sul tavolo e qualcuno in pausa li sfoglia con curiosità…”
Qualche giorno fa ho avuto una splendida prova del fatto che a volte funziona ;)
Mi trovavo al Four Points by Sheraton a Milano per una conferenza ed ho incontrato il direttore, Patrizio Carugati, che ha partecipato ad un mio corso di problem setting nel mese di maggio. Mi ha raccontato che dopo il corso ha deciso di donare dei libri al personale del suo hotel. Forse dovrei stipulare un accordo con la libreria dove si è rifornito, visto che ha acquistato ben 30 libri. ;-)
A parte gli scherzi, credo che essere leader significhi anche condividere con i propri collaboratori un processo di crescita.

Pubblicato da admin il 14/07/2008

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Rambo d’ufficio

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Alcune citazioni tratte dalla saga di Rambo che trovo adatte a descrivere certe scene a cui assisto nelle aziende.
 
“Quello che voi chiamate Inferno… lui lo chiama Casa! ”
Anche nei contesti peggiori c’è sempre qualcuno che si trova a proprio agio. Non si tratta di semplice rassegnazione alla mancanza di una via di scampo, ma di una scelta.
Allo stesso modo c’è anche chi scappa da aziende insignite del premio Best Place to Work.
Cosa possiamo dedurre da questo?

“E’ come quando qualcuno ti invita ad una festa… tu non ci vai… E nessuno se ne accorge…”
Se ti capita di vivere questa situazione in azienda forse hai bisogno di una bella consulenza di self marketing. ;)
 
“Generale Sovietico: “Dov’è quel terrorista ?”. Colonnello: “Non dovrai dargli la caccia, ti troverà lui”. Generale Sovietico: “Ma chi è, Dio ?”. Colonnello: “No, Dio potrebbe avere pietà di te, lui no”.
Già, la giungla aziendale è popolata anche da veri e propri terroristi che non risparmiano nessuno pur di fare carriera.  :-( C’è una via di scampo dagli attacchi dei terroristi aziendali?

“Colonnello: “La tua ferita ?”. Rambo: “Lei ci ha insegnato ad ignorare il dolore”. Colonnello: “E funziona ?”. Rambo: “Non proprio, non se la prenda”.
Per ridere un pò di me. :-) Chiedo sempre alle persone se hanno applicato ciò che hanno appreso nella “lezione” o nel corso precedente. C’è chi racconta con entusiasmo misto a incredulità i risultati ottenuti, ma a volte ho la sensazione che qualcuno vorrebbe rispondere come Rambo ma non osa. Mica me la prendo ;)
Ci sta che una cosa non funzioni, soprattutto al primo tentativo. Credo però che partire già con l’idea “tanto con me non funziona” non sia molto produttivo.

Pubblicato da admin il 12/07/2008

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C’è ggrrrosssa CRISI!

“C’è gggrrrossa crisi!”
Negli ultimi tempi non faccio altro che incontrare degli adepti di Quelo.
Ve lo ricordate? Uno dei personaggi più riusciti di Corrado Guzzanti che iniziava il proprio monologo proprio con questa frase: “C’è gggrrrossa crisi.”
Per gli amanti di Quelo e per chi non se lo ricorda beccatevi sto video.

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 CRISI è una delle parole che sento più frequentemente. E a questa naturalmente seguono “saving”,taglio costi“, “risparmio”.
Alla parola crisi viene solitamente attribuita una valenza negativa, quasi si tratti dello stadio immediatamente precedente il fallimento. :( 
Eppure i cinesi ci insegnano un modo diverso di intendere la crisi. In cinese infatti, la parola crisi è composta da due ideogrammi: il primo, wei, significa problema, il secondo, ji, (udite, udite) significa opportunità.
Curioso, vero?

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Ma se ci pensiamo bene, anche nella nostra lingua l’etimologia della parola crisi suggerisce un significato positivo: essa infatti - qualcuno ha scritto - “contiene un aspetto vitale, la separazione, ed un aspetto maturativo che è quello della scelta”.
La crisi non è dunque un evento totalmente negativo, bensì un momento di transizione che può essere anche un’opportunità di crescita.
Vi sono aziende che da un periodo di crisi hanno saputo trarre il giusto stimolo per potenziare il proprio business, limitando gli sprechi, ottimizzando le risorse e trovando idee e soluzioni inaspettate.
Vi sono persone che, superando un periodo di crisi, approdano ad un’identità più ricca e scoprono di possedere più risorse di quanto pensavano.
Sento spesso dire da titolari d’azienda o AD: “credo che sia importante formare le persone e farle crescere professionalmente. E’ solo che questo non è il momento giusto. Quando le cose andranno meglio…” 
LE COSEEE? E TU? COSA STAI FACENDO?
Cosa potresti fare di diverso domani per ottenere nuovi risultati?

Pubblicato da admin il 4/07/2008

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Paura di sbagliare?

“Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore,
non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,
un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia.”
(
Francesco De Gregori)

Pubblicato da admin il 2/07/2008

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Marina Fabiano: quando il marketing “sposa” il coaching

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Autore: Mattia Rossi. 

“Ehi coach!”.
Chi non ha nelle orecchie la voce di un ragazzino, al massimo un giovanotto, che pronuncia queste due paroline ? Dai, è capitato a tutti, almeno una volta, in tv o al cinema, di incappare in qualcuno che gioca a baseball, o a basket, o a football americano, o a hockey… E adesso quando sentite la parola “coach” non potete che pensare allo sport, possibilmente americano. Giusto?
Sbagliato.
Il coach è mica solo quello lì. Volete sapere che altro può essere? Proviamo a farcelo dire in poche, incisive parole da Marina Fabiano, che non a caso è titolare di un sito chiamato Coachingstudio.it : che cosa, chi è un “coach”? 
Marina. Vuoi la definizione ufficiale o quella amichevole? Provo a dartele entrambe, in un’unica soluzione.
Io, rivestendo il ruolo del coach, mi sento lo specchio del cliente, la persona con la quale può condividere sogni, timori e speranze professionali certo di potersi confrontare con un altro se stesso; un’alternativa al dialogo solitario che in più – oltre alla grande riservatezza dei contenuti – offre punti di vista diversi dal proprio. Il coach è quindi un consulente individuale che parla il linguaggio del business e stuzzica il cliente ad esplorare, nelle diverse situazioni in cui si trova ad agire, più di una sola soluzione (quella che di solito ti viene in mente per prima e che per comodità percorri senza fermarti troppo a pensarne altre), allo scopo di decidere al meglio.

Mattia. Siccome in questo blog vogliamo curiosare nelle carriere altrui, direi che ficcare il naso nella carriera di una persona che si occupa delle carriere altrui può essere considerato l’apoteosi. Però cominciamo direttamente da Marina e dal suo personale itinerario: che cosa significa “carriera ben delineata fin dall’inizio sull’evoluzione personale”, come scrivi nella tua presentazione? Che hai sempre saputo quello che volevi fare? O che per te il “come” è sempre stato più importante del “che cosa”?
Marina.
Ho percorso la mia personale carriera professionale nel marketing, arte che mi appassiona da sempre. Ho avuto la fortuna di fare ciò che mi piaceva, di studiare mentre facevo, di evolvere mentre imparavo. Dato che uno dei miei grandi difetti è la “strutturazione”, cioè devo sempre pianificare tutto se no mi agito, ho tramutato un difetto in qualità e sono riuscita a raggiungere senza panico gli obiettivi di carriera che di volta in volta potevo inventarmi. Diciamo che essere dei visionari un po’ ambiziosi, oltre che dei cultori delle azioni che producono reazioni, offre buone probabilità di successo.

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Pubblicato da admin il 1/07/2008

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