
Amo le metafore. Ne faccio ampio uso in aula e quando scrivo. Le metafore hanno il potere di svelare l’ignoto attraverso il noto e funzionano perché non comunicano solo con la nostra parte razionale, ma si rivolgono anche alla nostra parte inconscia. Parlano alla mente, al cuore, alla pancia al tempo stesso. Per questo sono efficaci.
Le metafore sono particolarmente efficaci quando si ha a che fare con il cambiamento. Tutti sappiamo che è inevitabile e necessario eppure quando ci riguarda frapponiamo una serie di resistenze che sono per lo più inconsce.
Durante la tavola rotonda realizzata da Aldai in collaborazione con Altra Psicologia sono state proposte due belle metafore: la burning platform e la rana bollita.
La prima è stata citata da Enrico Cazzulani, presidente di AIDP Lombardia. Se ci troviamo in alto mare su una piattaforma in fiamme è giocoforza gettarsi in acqua. Ne va della nostra sopravvivenza. Fuor di metafora è ciò che stanno facendo molti manager, passando all’attività di consulente. Alcuni, nuotando, nuotando sono anche approdati ad un’isola felice e rigogliosa come dimostrano i racconti pubblicati su Job24 del 28 gennaio, dal quale si apprende anche che dei 10mila dirigenti licenziati l’anno scorso 3500 si sono messi in proprio.
Lo psicologo Giuseppe Tessera ha proposto un’altra metafora molto efficace che svela un’altro aspetto del cambiamento.
Pensiamo ad una rana in un pentolone colmo d’acqua che lentamente si scalda. La rana sta bene al calduccio e si abitua alla temperatura finché questa inizia a diventare insopportabile. Ci aspetteremmo un guizzo della rana fuori dal pentolone e invece no. La rana è ormai fiaccata dal caldo e così finisce bollita.
Non sempre il pericolo è evidente e l’abitudine ci stordisce al punto da non percepirlo. Mi è accaduto spesso di sentire racconti di manager che si sono ritrovati fuori dall’azienda dall’oggi al domani.
Perché? Perché, come si è detto durante la tavola rotonda, non hanno saputo cogliere i segnali deboli, ma soprattutto sono stati manager di aziende, non di se stessi.
Io credo che i manager, più di qualsiasi altra categoria, abbiano gli strumenti per essere fautori del proprio cambiamento: business plan, analisi swot, ciclo di vita del prodotto… sono tutte cose che i manager conoscono o dovrebbero conoscere bene, peccato che molti non le applicano su di sè per tenere sempre alto il proprio valore sul mercato del lavoro.