Grazie al casellante… a proposito di intelligenza emotiva in rosa

Di nuovo un lungo silenzio.
Settimana scorsa una mail di Roberto mi ha risvegliato: “Vorrai mica far finire il mese senza uno straccio di articolo?”
Motivo del silenzio? Un periodo davvero difficile. Mi sono ritrovata nel bel mezzo di un conflitto che, nonostante tanti corsi e libri, è una delle cose che più mi privano di energie.
In realtà io non ero protagonista del conflitto ma solo quella che si ritrova nel bel mezzo della bufera.
Sebbene l’avessi avvertita da tempo nell’aria, scoppiò proprio nel giorno peggiore.
Era il 3 marzo, quando avrei dovuto tenere uno speech per 30 donne in un Hammam Cafè. Lo speech era offerto dall’azienda in occasione della festa della donna.
Tema del mio speech (neanche a farlo apposta): L’intelligenza emotiva al femminile. ![]()
Il giorno prima scoppiò la bufera via mail e io in mezzo con un corso da organizzare (il corso era argomento della bufera) e il mio speech sull’intelligenza emotiva al femminile.
Odio risolvere i conflitti via mail, così chiamai una delle parti coinvolte e dapprima cercai di mostrare quanto il loro comportamento stesse complicando la mia attività ma alla fine, lo ammetto, “partì il pianto e la sclerata” che investì completamente l’uomo dall’altra parte del telefono.
Bene Helga, tra qualche ora dovrai tenere uno speech sull’intelligenza emotiva e tu sei in lacrime con la testa che scoppia.
E non dire cavolate da formatore del tipo: “dalla crisi può nascere un’opportunità” che tanto in questo momento non ci credi neppure tu!”
Respira, pensa ad altro, concentrati sul tema… Seee come se fosse facile! ![]()
Nella mia mente frullavano quesi pensieri.
E se la giornata finisse in modo diverso da come è iniziata?
Con questo dubbio mi preparai per uscire e mi misi in auto cercando di pensare a cosa avrei detto a quelle 30 donne che probabilmente si aspettavano una trainer perfetta e imperturbabile e non un’imbecille emozionale.
Ma giunta al casello di Milano la mia giornata cambiò inaspettatamente, un pò come succede nelle favole.
Un anziano signore mi guardò, sorrise, io pagai e lui, porgendomi il resto mi disse: “Ma signora, lei è meraviglioooosa!” ![]()
Ringraziai, e sorrisi con un pò di imbarazzo, ma poi quando mi rimisi in moto il sorriso si trasformò in una risata.
Avevo deciso che non avrei illustrato la teoria di Goleman, ma l’avrei raccontata. Così in corrispondenza di ogni aspetto dell’intelligenza emotiva avevo scelto un racconto diverso tratto da “Abbracciare l’orso” e “Alice in Business land”.
Eppure il racconto che ha riscosso maggior successo quella sera fu proprio quello del mio amico casellante. ![]()
(Naturalmente la vignetta è di Dilbert)
“Presto che è tardi!”