Anche da Firenze…
Visto che io sono in vacanza ho ceduto a Dante il ruolo di blogger. Credo non serva aggiungere altro…
Spesso mi accade di avere un tema che mi frulla in testa per un pò, un’idea che rimane lì finché non assume la forma di un post grazie ad un evento, una email, un incontro, oppure il post di un altro blogger amico.
In questo caso devo ringraziare diverse persone.
Innanzitutto ringrazio Rosanna Santonocito che sul suo Jobtalk ha postato Flessibili o precari? - Freelance: gli errori da non commettere sono almeno 26 del bravissimo Fabrizio Buratto.
Al mio commento Rosanna ha risposto segnalandomi un altro interessante post (Alla larga dalle promozioni invisibili) che ha completato il quadro di quella che io potrei definire la mia coazione a ripetere un errore professionale.
Ho sempre pensato che la passione per il lavoro fosse un mio punto di forza. Recentemente ho rivalutato questo aspetto.
In realtà credo che molti dei miei errori da dipendente e da libero professionista abbiano origine proprio nel mio eccesso di passione.
Quando lavoravo in azienda sono giunta al punto di sentirmi come il personaggio di Zelig: “l’assessore alle varie ed eventuali” perché che quello di cui nessuno si occupava finiva sul mio tavolo.
Un ex collega motivò la cosa dicendo: “Se avessi un nuovo compito da assegnare e due persone a disposizione, di cui la prima si occupa solo di una cosa e la seconda di 10, opterei per la seconda perché sarei certo che porterà a termine il nuovo compito come fa con gli altri 10.”
Magra consolazione
anche perché all’aumento di impegni non corrispondeva mai un aumento del mio stipendio.
Ingenuamente pensai che le cose sarebbero cambiate da libera professionista e invece…
Il desiderio di accrescere le mie competenze, la mia esperienza e visibilità mi ha portato a dedicare molto tempo a progetti poco o per nulla remunerativi e alla fine mi sono ritrovata con tanti “brava” ma pochi soldi.
L’eccesso di passione a volte acceca e non ci permette di riconoscere i vampiri di tempo e valore che sono sempre agguato.
Come ha scritto Rosanna Santonocito “la passione crea valore: siamo sicuri che lo crei per noi, a conti fatti, e non se ne
avvantaggino soprattutto committenti, partner-vampiri, collaboratori più sedicenti che tali, invece?”
Non farti accecare dalla passione e dai valore al tuo tempo!
E’ una massima che ho imparato a mie spese e ho suggerito anche ad una persona che recentemente mi ha chiesto un consiglio via email.
A proposito: per chi è troppo timido per postare un commento questo è il mio indirizzo
h.ogliari@my-job.it
Visto che io sono in vacanza ho ceduto a Dante il ruolo di blogger. Credo non serva aggiungere altro…

La settimana scorsa ho visitato il parco scientifico tecnologico Kilometro Rosso che dista solo pochi minuti da casa mia, eppure sembra appartenere ad un’altra dimensione.
I più lo conoscono come quel muro rosso lungo quasi 1 km che si vede dall’autostrada Milano-Venezia nei pressi dell’uscita di Bergamo, ma non tutti sanno che dietro quel muro rosso c’è un polo di eccellenza.
“Kilometro Rosso - cito dalla presentazione - è un Parco Scientifico Tecnologico: un luogo che ospita aziende, centri di ricerca, laboratori e attività di produzione hi-tech.
Dotato di infrastrutture flessibili e d’avanguardia, Kilometro Rosso offre servizi di promozione, formazione, marketing, supporto e consulenza necessari ad incentivare la Ricerca, lo Sviluppo e l’Innovazione Tecnologica, al fine di creare un efficace network tra i propri partners e col territorio.
Ispirato alla multisettorialità e alla multidisciplinarità, attrae iniziative in settori e ambiti disciplinari molto diversi: dalla meccatronica alle biotecnologie, dall’ICT ai materiali avanzati, dalla prototipazione all’energia&ambiente, dal design al packaging.
È un parco aperto ai rapporti con le aziende, gli atenei, le istituzioni territoriali e scientifiche, per realizzare con queste un dialogo proficuo e un’efficace sistema di relazioni.” Per altre info www.kilometrorosso.it
Il direttore marketing di Kilometro Rosso, Leonardo Marabini, nella presentazione ha utilizzato un’immagine significativa: la Bottega del Verrocchio.
Nella II metà del 400 a Firenze il Verrocchio riunì nella propria bottega pittori, scultori, orefici, decoratori e allevò artisti del calibro di Leonardo da Vinci, Perugino, Domenico Ghirlandaio… Pare che in questa bottega siano stati fatti esperimenti per i primi colori ad olio.
E mentre Marabini illustrava come nel Kilometro Rosso avvenga l’incontro di discipline anche diverse come la meccatronica e la biotecnologia pensavo a quanto sia importante in ogni realtà la figura del linker.
Il linker è un professionista curioso, con una passione contagiosa per l’innovazione, capace di cogliere punti di contatto tra persone, cose e temi diversi, con uno sguardo che va oltre il presente.
Il linker è un facilitatore di connessioni, un creatore di innesti che producono frutti nuovi ed inattesi.
Il linker crede che il vero motore della crescita siano le relazioni.
Peccato che spesso questa competenza non venga sufficientemente valorizzata dalle aziende.
La presentazione del Kilometro Rosso si è svolta prevalentemente nell’area chiamata Centro delle professioni. Chissà se un giorno tra esse verrà finalmente riconosciuta anche quella del linker? ![]()