Ad X Factor vince il personal storytelling

Ieri ho letto un articolo molto interessante su Harvard Business Review intitolato Quando essere sfavoriti genera profitto.
Gli autori, Anat Keinan, Jill Avery e Neru Paharia, partono da una semplice constatazione: la gente spesso è portata a tifare per chi è sfavorito (vedi ad es. la Nuova Zelanda o l’Uruguay negli ultimi mondiali di calcio).
Questo meccanismo può essere sfruttato positivamente da brand poco noti come ha fatto Nantucket Nectaris che sul proprio sito narra la propria storia iniziata con due ragazzotti (i creatori), un frullatore e un sogno.
“Le biografie dei marchi che si presentano come sfavoriti - cito dall’articolo - hanno in comune due elementi narrativi importanti: la posizione di svantaggio e la passione e determinazione necessarie a trionfare contro ogni previsione.
Questi due elementi esercitano un’attrazione più forte sulle persone che, per qualche motivo, si percepiscono come “sfavorite” (donne, minoranze etniche ecc.) poiché la narrazione innesca il processo di identificazione.
L’articolo riporta anche un interessante esperimento a dimostrazione della tesi (pag. 10 del numero di novembre).
Questo meccanismo funziona anche per i personal brand e nella mia mente è scattato in automatico il collegamento a Stefano di X Factor, un giovane molto timido che riesce a superare la balbuzie solo cantando.
Io credo che quest’anno ad X Factor abbia vinto la storia di Stefano.
Sebbene non abbia sempre eseguito in modo impeccabile le prove proposte e abbia avuto contro il parere degli esperti, Stefano è riuscito, grazie ai voti del pubblico, ad arrivare quasi alla semifinale.
I cosiddetti “esperti” hanno accusato il pubblico di non averlo valutato in modo obiettivo e di aver assegnato il proprio voto a Stefano solo per pietà.
Io non credo che le persone abbiano votato Stefano per pietà. Hanno semplicemente scelto la sua storia perché la sentivano più vicina alla propria. E non serve essere balbuzienti o particolarmente timidi per identificarsi con la sua storia. Molte persone, per ragioni diverse, si ritengono “sfavorite”: donne che spesso lavorano in aziende a misura di uomo, giovani che non hanno punti di riferimento, persone che per la ricerca di un lavoro non possono contare su uno sponsor in famiglia…
Attenzione: lo sfavorito non è uno “sfigato”, ma l’eroe che ogni giorno lotta con passione per uscire dalla gabbia di un’indentità preassegnata.
La vicenda di Stefano mi ha fatto anche venire in mente che spesso nelle azienda non si offre un lavoro a chi ha un cv perfettamente in linea con quella posizione (chi ha l’X Factor) ma a chi entra più facilmente nel racconto di quell’organizzazione, perché non siamo le nostre competenze, siamo la nostra storia.
Infine, se ieri avessi accettato la proposta di candidarmi alle prossime elezioni del mio paese avrei certamente tratto un altro insegnamento importante da Stefano, ma ho deciso di non accettare e quindi mi fermo qui… ![]()

