Lo sapevi che … il lavoro sta cambiando?

Oggi giornata intensa: 
1 breve riunione in skype per l’aggiornamento di un progetto, 2 appuntamenti in ufficio, email e gli ultimi dettagli per il corso di domani.
Parleremo di cambiamento e proprio oggi un amico mi segnalato questo video che domani mostrerò in aula.

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Il titolo è “Did you know” ovvero “sapevi che”… il mondo sta cambiando molto velocemente? 
La mia attenzione è stata attratta queste due frasi: 

“I 10 lavori più richiesti nel 2010 non esistevano nel 2004.
Stiamo preparando studenti per lavori che ancora non esistono.”

Il video si conclude con : “ma allora cosa significa tutto questo?”
La risposta dell’amico che me l’ha segnalato è:
“Serviranno tanti Career coach per preparare a questo futuro…!”

E lui non è di parte, visto che è vice president sales di un’azienda in forte espansione ;)
A parte gli scherzi, ecco cosa significa per me questo video: serve una nuova educazione al lavoro, servono sempre meno istruttori e sempre più facilitatori di cambiamento, una formazione che non trasmetta solo nozioni ma strumenti e metodi per trovare le informazioni giuste quando servono.    

Questo video mi ha ricordato l’intervento di Luca Baiguini al convegno di Storytelling del 25 ottobre.  Luca ha citato l’interrogativo di Gary Hamel “Stai imparando tanto velocemente quanto il mondo sta cambiando?” e ne ha tratto una versione per formatori: “Stai  insegnando tanto velocemente quanto il mondo sta cambiando?”. 
Le slide di Luca Baiguini si possono trovare qui

Pubblicato da admin il 30/11/2010

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Ad X Factor vince il personal storytelling

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Ieri ho letto un articolo molto interessante su Harvard Business Review intitolato Quando essere sfavoriti genera profitto.
Gli autori, Anat Keinan, Jill Avery e Neru Paharia, partono da una semplice constatazione: la gente spesso è portata a tifare per chi è sfavorito (vedi ad es. la Nuova Zelanda o l’Uruguay negli ultimi mondiali di calcio).
Questo meccanismo può essere sfruttato positivamente da brand poco noti come ha fatto Nantucket Nectaris che sul proprio sito narra la propria storia iniziata con due ragazzotti (i creatori), un frullatore e un sogno.

Le biografie dei marchi che si presentano come sfavoriti - cito dall’articolo - hanno in comune due elementi narrativi importanti: la posizione di svantaggio e la passione e determinazione necessarie a trionfare contro ogni previsione.
Questi due elementi esercitano un’attrazione più forte sulle persone che, per qualche motivo, si percepiscono come “sfavorite” (donne, minoranze etniche ecc.) poiché la narrazione innesca il processo di identificazione.
L’articolo riporta anche un interessante esperimento a dimostrazione della tesi (pag. 10 del numero di novembre).

Questo meccanismo funziona anche per i personal brand e nella mia mente è scattato in automatico il collegamento a Stefano di X Factor, un giovane molto timido che riesce a superare la balbuzie solo cantando.
Io credo che quest’anno ad X Factor abbia vinto la storia di Stefano.
Sebbene non abbia sempre eseguito in modo impeccabile le prove proposte e abbia avuto contro il parere degli esperti, Stefano è riuscito, grazie ai voti del pubblico, ad arrivare quasi alla semifinale.
I cosiddetti “esperti” hanno accusato il pubblico di non averlo valutato in modo obiettivo e di aver assegnato il proprio voto a Stefano solo per pietà.
Io non credo che le persone abbiano votato Stefano per pietà. Hanno semplicemente scelto la sua storia perché la sentivano più vicina alla propria. E non serve essere balbuzienti o particolarmente timidi per identificarsi con la sua storia. Molte persone, per ragioni diverse, si ritengono “sfavorite”: donne che spesso lavorano in aziende a misura di uomo,  giovani che non hanno punti di riferimento, persone che per la ricerca di un lavoro non possono contare su uno sponsor in famiglia…
Attenzione: lo sfavorito non è uno “sfigato”, ma l’eroe che ogni giorno lotta con passione per uscire dalla gabbia di un’indentità preassegnata.

La vicenda di Stefano mi ha fatto anche venire in mente che spesso nelle azienda non si offre un lavoro a chi ha un cv perfettamente in linea con quella posizione (chi ha l’X Factor) ma a chi entra più facilmente nel racconto di quell’organizzazione, perché non siamo le nostre competenze, siamo la nostra storia.

Infine, se ieri avessi accettato la proposta di candidarmi alle prossime elezioni del mio paese avrei certamente tratto un altro insegnamento importante da Stefano, ma ho deciso di non accettare e quindi mi fermo qui…  ;)

Pubblicato da admin il 27/11/2010

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Il lato :) della finanza

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C’è chi di giorno veste in giacca e cravatta, occupandosi di bilanci, titoli azionari o altra roba simile e di sera o nel week end coltiva la propria passione per il cabaret. Poi c’è chi, come Gianfranco Caradonna, non si accontenta di dividere il lavoro “serio” dalla passione. Così è nato societaquotate.it dove Gianfranco dimostra che si può parlare di finanza anche con il sorriso sulle labbra.
Assi di picche, mine vaganti, humoristic news : forse nessuno si aspetterebbe di trovare queste categorie in un sito che parla di finanza. Figuriamoci poi Giovanni Vernia (in arte anche Jonny Groove) che intervista amministratori delegati di società quotate in borsa e fa dire loro: “Vi stimo azionisti!”
Un sogno? No, in societaquotate.it tutto questo è realtà.

La prima intervista di Giovanni Vernia è con Marco Palmieri, presidente e amministratore delegato di Piquadro.
Di questa intervista, oltre alla simpatica gag finale  ( :D ) , segnalo alcuni passaggi interessanti.

Marco Palmieri suggerisce ai giovani di coltivare i propri sogni, di alimentare il proprio talento con la cultura e la voglia di fare ma anche di trovare il modo per rendere tutto ciò visibile.

Alla domanda: cosa dovrebbe avere un cv per attrarre la tua attenzione risponde:
“Deve contenere qualcosa di anomalo”, un’idea diversa dal solito e aggiunge “il successo nella vita come nel business è dato dalla discontinuità”.
La stessa carriera di Marco Palmieri, iniziata in campo informatico tanto distante da quello in cui opera attualmente, è la dimsotrazione di questo principio.

L’intervista completa a Marco Palmieri si trova sul Societaquotate.it, dove, da qualche giorno c’è anche quella con Paolo Pininfarina.

Un assaggio dell’intervista è anche su Youtube .

Pubblicato da admin il 24/11/2010

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Non fare l’orso acrobata

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Per la rubrica “Ridendo s’impara” della newsletter” Jobrapido ero proprio a corto di idee, così mi sono detta: “Chiedi alla rete e la rete risponderà.”  ;) 
Non ho semplicemente googlato. Ho postato una richiesta su Il mercato Italiano del Lavoro, una community di linkedin sempre ricca di interessanti discussioni.
Prima ho contattato Marco ed Antonio, i due amministratori, per chiedere il permesso di postare il mio appello:  “cerco video, immagini, storielle divertenti che parlano di lavoro.” Poi ho postato la mia richiesta. Tra le barzellette raccontate da chi ha risposto al mio appello ho scelto quella di Elena. Ecco l’articoletto che, come la newsletter, ho intitolato: “Non fare l’orso acrobata”

“In un circo muore l’orso acrobata. Un ragioniere alla ricerca disperata di lavoro si presenta allora al padrone del circo, che gli offre come posto proprio quello dell’orso. Naturalmente deve travestirsi e fingere di esserlo. Durante lo spettacolo arriva il suo turno e appena sale sul trapezio vede sotto di lui una gabbia con 10 leoni, si spaventa e non vuole più scendere. A quel punto sente una voce provenire dalla gabbia che gli urla: “Stia tranquillo ragioniere, qui siamo tutti geometri !”    

Questa barzellettina agrodolce segnalata da Elena Erroi su Linkedin fa pensare alla situazione vissuta da molte persone che, pur di lavorare, accetterebbero qualsiasi lavoro. Molti sono disposti a “buttare via” un titolo di studio, anni di esperienza, i propri sogni pur di trovare un’occupazione. Questo accade soprattutto quando si hanno bollette e mutuo da pagare, una famiglia da mantenere… La ricerca di un lavoro é un’impresa difficile: per alcuni é simile ad una corsa, per altri addirittura ad un campo di battaglia. Chi vince la sfida? Solo quelli che hanno un santo in paradiso o un amico-parente al posto giusto? Non sempre. Spesso i vincitori sono quelli più determinati e preparati per affrontare l’impresa.Nel III numero della newsletter ho cercato di offrire anche qualche strumento per affrontare meglio il mercato del lavoro:
- l’intervista all’head hunter Vito Gioia, autore, con Attilio De Pascalis di Come farsi cacciare dai cacciatori di testeAffrontare con successo il colloquio di lavoro;
- le professioni più ricercate e difficili da trovare secondo il rapporto Excelsior,
- un gioco ideale per la pausa caffé segnalato da Resistenza Umana.
La newsletter si trova qui

Pubblicato da admin il 15/11/2010

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Il convegno di storytelling visto da qui

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Lunedì 25 ottobre
II convegno organizzato dall’ Osservatorio nazionale di storytelling.
Una giornata intensa ricca di contenuti, spunti interessanti ed esempi di corporate storytelling: Intesa San Paolo, Barilla, Vodafone, Best Western, Gea Procomac, Museimpresa.
Abbiamo visto lo storytelling all’opera in azienda per comunicare, promuovere, convincere, ingaggiare, formare.
Ma perché tanta voglia di narrazione?
A questa domanda risponde Giovanni Siri, docente di psicologia dei consumi presso l’Università San Raffaele, autore di un libro che ho trovato illuminante: Consumatore e Marca, brand personality e immagine di sé. 
La narrazione non è semplicemente raccontare storie - spiega Giovanni Siri, è molto di più. Perché si possa parlare di narrazione deve esserci, oltre al desiderio di condivisione, anche la ricerca del significato, la costruzione di un’identità attraverso la negoziazione tra diverse pulsioni spesso in contraddizione.

In fondo questa è la funzione a cui hanno sempre assolto i miti.
Solo che ora il mito è sceso dall’Olimpo. Gli eroi vivono tra noi, vestono come noi, mangiano come noi.
Come ha osservato Bruno Lamborghini, docente di Knowledge Management all’Università Cattolica di Milano, oggi il marketing porta le storie dei brand nelle storie delle persone.

Le persone non si limitano a consumare le merendine del Mulino Bianco, le scelgono, ricordano, animano come fossero personaggi incontrati nel proprio percorso di vita.
Il Soldino (quanti ricordi!) vanta oltre 13 mila fan su Facebook, e le sorpresine oltre 84 mila!
“La gente ha bisogno di punti fermi” dice Pepe Modern (Barilla), che alla prevedibile domanda su come si misura il ROI risponde spostando il focus sul tema del ritorno delle persone: dal ROI (return on investment) al ROE (return on engagement).
Prosegue…
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Pubblicato da admin il 1/11/2010

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