Più spazio per i nostri sogni

Ho iniziato il 2011 creando una pagina fan su facebook dal titolo “il lavoro che sogno” che finora ha ottenuto più di 200 “mi piace” ed ora chiudo l’anno con un capitolo dell’ultimo libro di Mario Calabresi, Cosa tiene accese le stelle (bellissimo!).
Il capitolo è intitolato, guarda caso, Perché abbiamo bisogno di un sogno.

Si apre così:
Oggi, ciò che manca di più agli italiani è lo spazio, uno spazio fisico ma anche mentale, che significa possibilità, futuro e speranze. Per decenni questa sensazione di apertura è stata il motore dela nostra crescita e lo stimolo a pensare positivo…”
e si chiude con questa lucida quanto spietata analisi di Juan Carlos De Martin: “Se uno prova a compiere un’analisi minuta dei passaggi necessari per fare qualsiasi cosa si scoraggia, sia che si tratti di aprire un’attività, di condurre una ricerca o di organizzare un corso universitario. Ti rendi conto che spesso devi provare e riprovare, scontrarti con la mancanza di risposte, con muri di silenzio e, se insisti troppo, allora risulti offensivo per cui devi sempre perdere del tempo e spesso finisci per desistere, per chiederti chi te lo fa fare. In Italia non basta avere un’idea e la competenza tecnica per realizzarla: questo è il meno, è una cosa relativamente semplice; qui le energie non le spendi sul prodotto ma nella costruzione di reti di conoscenza, negli adempimenti burocratici, fiscali ed amministrativi, in decine di tavoli, trattative e riunioni. L’Italia non avrebbe bisogno di grandi riforme, ma di semplificazioni, di rendere i meccanismi più efficienti e rispettosi del lavoro e degli sforzi delle persone. Chi in Italia ce la fa, senza aiuti e senza raccomandazioni, ha dovuto fare uno sforzo dieci volte superiore che all’estero.”

Quest’anno ho avuto il piacere di colaborare con Bergamo Formazione, l’azienda speciale della Camera del Commercio di Bergamo e l’ Incubatore d’Impresa dove ho incontrato persone che  ogni giorno si impegnano per tenere accesa qualche stella e semplificano la vita di chi ha un sogno imprenditoriale, competenza e tanta volontà.
Il prossimo anno collaborerò di nuovo con loro al progetto Start, un’iniziativa rivolta a disoccupati, inoccupati, cassaintegrati e lavoratori in mobilità che intendono avviare un’attività in forma d’impresa.
Qui porterò le mie competenze di orientatrice ma anche l’esperienza sul campo della titolare di partita IVA: i miei errori e le mie scoperte.
Sono progetti come questo che danno senso al mio lavoro. Nel suo libro Mario Calabresi mi ha suggerito una risposta alla domanda: che lavoro fai? Io faccio un pò di spazio per i miei sogni e quelli altrui  ;) 

Pubblicato da admin il 30/12/2011

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Per fare carriera serve determinazione rilassata

 

Una delle lezioni più importanti apprese quest’anno è sintetizzata dalla frase di Josefa Idem: “L’atteggiamento vincente nasce da una determinazione rilassata”.

Durante l’Italian Leadership Event Josefa Idem ha raccontato di aver partecipato ad una olimpiade spinta dalla rabbia per il mancato successo di quella precendete e con tanta voglia di riscatto. Purtroppo, come lei stessa ha ammesso, proprio questo eccesso di determinazione non le ha permesso di raggiungere un risultato apprezzabile.
 
Eh già, l’eccesso di determinazione è anche quello che ti fa sparare la palla fuori dal campo. Questo me l’ha insegnato Luca, il mio istruttore di tennis che io definisco “olistico” perché nelle sue lezioni va sempre oltre l’esecuzione tecnica del colpo e parla di atteggimento mentale. Quando Luca mi ha parlato di arousal, o livello di attivazione ho rivisto nella mia mente una serie di insuccessi (non solo sul campo di tennis) e così ho voluto approfondire questo tema.

Un basso livello di attivazione è quello di chi non mette in campo tutte le proprie potenzialità, chi gioca con la paura di perdere, chi è perennemente focalizzato sui propri limiti, chi si arrende troppo facilmente e non lotta fino all’ultimo game.

Di contro quando il livello di attivazione è troppo alto l’unica spinta propulsiva diventa la rabbia che porta a sparare la palla oltre il campo e magari a spaccare la racchetta come faceva il collerico John McEnroe. Questo livello di attivazione non solo brucia le nostre energie ma toglie la lucidità per orientare bene il colpo e, fuor di metafora, la nostra stessa vita.
 
C’è una storiella di De Mello che descrive bene questo stato:
Un uomo si mise in viaggio con la propria moglie. Era un grande amante della velocità. Aveva quindi lanciato l’auto in una corsa sfrenata, quando, ad un certo punto, dopo aver percorso un tratto di autostrada, la moglie aprì la carta stradale e gli fece notare: “Caro, abbiamo sbagliato l’entrata!”. Ma lui replicò orgoglioso: “Non importa; stiamo battendo un record!”.

Come suggerisce questa storiella l’eccesso di determinazione è ciò che fa perdere di vista il paesaggio e non consente di goderci il viaggio.
Ma quando si raggiunge il giusto livello di attivazione?
Quando rabbia, frustrazione, desiderio di rivalsa non sono il principale elemento propulsore e lasciano spazio al piacere e al divertimento, ma soprattutto, come Josefa Idem, io raggiungo il mio livello di attivazione ideale quando nella mia vita c’è equilibrio, quando mi ricordo di essere non solo una professionista ma anche una donna.

Pubblicato da admin il 9/12/2011

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