Riccardo Ruggeri: Una storia operaia

storiaoperaia.jpgIeri sera sono stata al Caffè letterario di Bergamo dove hanno presentato il libro di Riccardo Ruggeri, Una storia operaia.

 Non ho ancora letto il libro ma lo farò sicuramente questo week end. Per ora mi sono limitata solo a sbirciare qua e là. E’ ricco di aneddoti e tratteggia alcuni profili di personaggi che hanno fatto storia: Agnelli, Romiti Valletta.
Ora qui trascrivo in forma sparsa solo alcuni appunti, parole, frasi, spunti offerti da quest’uomo che sa veramente di lavoro, di azienda, non come certi manager “maglioncino” che ormai sempre più spesso incontro nelle aziende.
Ed ammetto  che ieri ho avvertito anche l’inconsistenza del mio lavoro… ma di questo parlerò un’altra volta.

 Ecco la prima citazione:
“Le grandi organizzazioni non si gestiscono con la scienza delle organizzazioni.” Di qui anche una nota polemca contro i manager “masterizzati” (quelli che entrano in Università dopo la laurea e il Master). Sono i segnali deboli quelli che contano, i segnali che si colgono in portineria.
Proprio qui ha inizio la storia di Ruggeri, la portineria è il cuore del libro, il luogo di maturazione dei valori che l’hanno accompagnato lungo una carriera che dalla catena di montaggio della Fiat l’ha condotto fino ai vertici del Gruppo dove ha ricoperto la carica di Amministratore Delegato di New Holland.
“40 anni in Fiat, di cui 20 nel sottoscala”.
Oggi Ruggeri è imprenditore.
Dei tempi della portineria ricorda persone, parole, odori ma soprattutto il suo stato.
“Ero timido, balbuziente e povero, così non mi era concesso altro che osservare e da questo ha sviluppato anche la capacità di valutare, la capacità di mettere le persone giuste al posto giusto. 

Non fatico a credere quando dice di sentirsi a suo agio nella crisi.
E poi aggiunge “io nella mia vita non ho fatto altro che leggere tanto, scrivere tanto, lavorare tanto.

Come dicevo, solo pochi appunti sparsi ma tanta emozione!

Pubblicato da admin il 25/11/2009

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5 Risposte a: “Riccardo Ruggeri: Una storia operaia”

  1. ubertopo Says:

    Purtroppo è un’altra epoca .Questa se n’è andata.
    Non e l’unico che ha avuto possibilità del genere e
    le ha colte. Ora è tutto piu difficile rispetto ad allora e si trovano molti venditori fumo master e la stessa università.
    Ma l’ego di questa persona Riccardo Ruggeri è cambiato e il libro lo dimostra e non dà le stesse opportunita che lui ha avuto agli altri e non lo comprende nemmeno.

  2. Helga Says:

    ciao Ubertopo.
    Scusa ma temo che qualcosa nel tuo messaggio mi sfugga.
    L’unica cosa che ho capito è che quelli erano altri tempi e che oggi è tutto più difficile. Per certi versi condivido la tua posizione. Ma credo che l’insegnamento di Ruggeri sia sempre valido. Io preferisco trarre ciò che di buono c’è.
    Ultimamente mi accade spesso di lamentarmi eppure so che questo non serve ad altro che a crearci alibi. Insomma è sempre colpa degli altri se non riusciamo? Mah!

  3. Danilo Says:

    Roberto Re, nel suo libro “Leader di te stesso ” insegna a trasformare le parole per modificarne l’impatto emotivo.

    La parola DIFFICILE si puo’ trasformare in STIMOLANTE per esempio.
    Non è male e un po’ (un po’ ) aiuta.

    Tuttavia, condivido l’analisi di Ubertopo.I tempi sono cambiati.Parte della generazione che ci ha peceduto ha vissuto epoche di miseria estrema , da “Albero degli zoccoli”. per intenderci. In loro era più forte e diffusa la voglia di riscatto, rispetto a noi pasciuti figli degli anni 80 e della febbre del Sabato sera” .

    Un Saluto.

  4. valentina Says:

    grande personalità e ambizione e volevo farle i miei complimenti per la sua carriera.

  5. Agata Says:

    Helga, perché “inconsistenza” del tuo lavoro?
    Grazie del consiglio di lettura, sembra davvero stimolante!
    Ai “lamentosi” suggerirei un libro molto simpatico che dà una visione un po’ più ampia delle cose- “Non è vero che va tutto peggio”, di Jacopo Fo (penso che il titolo renda già l’idea).
    Penso che dovremmo vedere questo momento sfortunato come circoscritto e notare invece come la specie umana nel suo complesso si evolva sempre in meglio.
    Questa fase forse servirà a farci riflettere e a farci ritrovare l’”umanità” come centro delle nostre vite.

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